Bruciare tutto

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Io di libri brutti ne ho letti – persino uno di Christopher Hitchens, una volta – ma questo qua li supera tutti. Ma davvero, quasi quasi mi indigno per quanto è brutto. È una schifezza, proprio. Scritto male, con una trama (trama poi…) costruita a tavolino e sviluppata in modo illogico, irrealistico, tanto chi se ne frega, c’è di mezzo un prete pedofilo, frega niente se l’intreccio è una buffonata. E i personaggi, signora mia, dei personaggi ne vogliamo parlare? Macchiette che parlano come nessuno parla, che esprimono concetti che al Siti saranno parsi intelligenti (o sarà parso intelligente ragionarci su), ma che trovo altrettanto dibattuti dalla D’Urso, al pomeriggio, forse con minori riferimenti intellettuali, ma di certo espressi in un italiano più vero. Continua a leggere

La paranza dei bambini

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Ognuno di noi ha timori, paure, incubi, fobie. I più bravi se ne fanno una ragione e riescono a conviverci. Altri, come me, scelgono una strategia diversa. Sicuramente meno coraggiosa, probabilmente pavida: evitiamo le situazioni spiacevoli, le fuggiamo, fatichiamo – e non poco – per costruire un mondo in cui il terrore resti confinato fuori dal recinto che abbiamo innalzato. Non è un comportamento da persone mature, lo ammetto: i veri uomini prendono i problemi di petto e li risolvono. Io no, io scappo. I veri uomini, però, fanno pure le flessioni, bevono whisky, si indignano e scuotono la testa quando qualcosa palesemente non va come dovrebbe andare, fanno battute sul sedere della tizia che è appena passata, parlano di cilindrata delle macchine, si fanno la barba (o peggio: non se la fanno e la curano meglio di come Masahiko Kimura cura i bonsai), per cui non è che mi dispiaccia tanto non essere considerato un vero uomo. Continua a leggere

Vermicino. L’Italia nel pozzo

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C’è un bambino nel pozzo! Che si può fare? Tiriamolo fuori, caliamoci un contorsionista, scaviamo un pozzo accanto. Mandiamo giù una corda, una tavoletta, qualcosa a cui si aggrappi. Cerchiamo uno speleolgo, un geologo, una trivella. Un piccone e una vanga. Intervengano i pompieri, la protezione civile, il club alpino italiano. Si giri, dottore, in favore di telecamera. Proviamo! Proviamo! Proviamo! Non facciamoci mancare nulla, nemmeno il piccolo sardo, come se fosse una barzelletta. Chissà se aveva anche il formaggio… Mandiamo giù un microfono, contattiamo il cameraman: si apra il circo, arrivino i fenomeni. Continua a leggere

La cattiva strada

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Da che mondo è mondo l’uomo si interroga sul senso della vita, medita sullo scopo dell’esistenza, discute di massimi sistemi, discetta di clima umido, esamina le conseguenze dell’immigrazione sulle tradizioni dei padri, stringe forte la mano ai figli quando passa una zingara, spiega perché l’euro ci ha impoveriti (che è come prendersela con il kg che ci ha ingrassati), e soprattutto disputa attorno ad argomenti mai uguali, mai banali (Pezzali 2004). Continua a leggere

I difetti fondamentali

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Ho letto quattro racconti, l’ultimo a salti, il terzo anche. Non credo che ne leggerò altri, nonostante le mirabolanti promesse che campeggiano in copertina. L’arte del racconto al suo meglio. E vabbe’, lo so che non è colpa dell’autore, non decide lui cosa mettere in copertina, ma però a me mi danno una brutta sensazione lo stesso queste frasi. L’arte del racconto al suo meglio, insomma, e credo di averlo già detto, ma paroledel genere mi fanno pensare al mese di luglio, quando il Cagliari presenta Pablo Fernando Dettori Ibañez, detto Niño El Maciniño, introdotto dagli addetti ai lavori come il prototipo del calciatore moderno, una via di mezzo tra Beckenbauer, Figo e Beppe Baresi. Tempo tre mesi e il suddetto Niño viene mandato in prestito ai Leones de Sant’Agata – deve farsi le ossa, si dice –  e nessuno lo vedrà mai più. Continua a leggere

Tortelli & Porcelli

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All’inizio sembrava meglio, poi pian pianino peggiora, fino a diventare noioso. Peccato. Mi ha ricordato quando ero giovane e con un mio amico scrivevamo un romanzo. Anzi, IL ROMANZO per eccellenza. Ci mettevamo al computer e raccontavamo le storie che ci facevano ridere, unendole con un filo comune* . Siccome la mentalità era quella del cretino delle medie (ma avevamo vent’anni**) c’erano soprattutto sesso e prese in giro. Ci stava antipatico qualcuno? Detto fatto, in un attimo si ritrovava protagonista di un gustoso aneddotto letterario. C’era una ragazzina che solleticava i nostri peggiori istinti? E chi eravamo, noi, per negarle una parte nel magico mondo delle lettere? Continua a leggere

Works

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Insomma, io non so cosa dire. Sono un vecchio borbottone, per cui non capisco bene questo genere che va di moda oggi – addirittura autofiction, ho letto da qualche parte, che poi sarebbe la versione in inglese letterario e maccheronico dell’amico che conta balle – e che annovera tra i migliori esponenti l’Albinati e il Trevisan. Sono più o meno romanzi come gli altri, ma basati su una storia vera, come le fiction di Canale 5. Works è la storia della vita lavorativa del Trevisan, prima che il Trevisan diventasse scrittore. Continua a leggere