Tortelli & Porcelli

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All’inizio sembrava meglio, poi pian pianino peggiora, fino a diventare noioso. Peccato. Mi ha ricordato quando ero giovane e con un mio amico scrivevamo un romanzo. Anzi, IL ROMANZO per eccellenza. Ci mettevamo al computer e raccontavamo le storie che ci facevano ridere, unendole con un filo comune* . Siccome la mentalità era quella del cretino delle medie (ma avevamo vent’anni**) c’erano soprattutto sesso e prese in giro. Ci stava antipatico qualcuno? Detto fatto, in un attimo si ritrovava protagonista di un gustoso aneddotto letterario. C’era una ragazzina che solleticava i nostri peggiori istinti? E chi eravamo, noi, per negarle una parte nel magico mondo delle lettere? Continua a leggere

Works

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Insomma, io non so cosa dire. Sono un vecchio borbottone, per cui non capisco bene questo genere che va di moda oggi – addirittura autofiction, ho letto da qualche parte, che poi sarebbe la versione in inglese letterario e maccheronico dell’amico che conta balle – e che annovera tra i migliori esponenti l’Albinati e il Trevisan. Sono più o meno romanzi come gli altri, ma basati su una storia vera, come le fiction di Canale 5. Works è la storia della vita lavorativa del Trevisan, prima che il Trevisan diventasse scrittore. Continua a leggere

I migliori di noi

Volevo leggere questo libro per fare una bella stroncatura. Non lo leggo, però, e lo stronco lo stesso. Sulla fiducia

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Se volete un consiglio, non leggetelo nemmeno voi. Impiegate meglio il vostro tempo, ad esempio sfogliando una vecchia edizione del calendario di Luca Sardella e Janira Majello.

Il rumore della pioggia

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Peccato, gli ingredienti c’erano tutti, a partire da una copertina molto bella. Aggiungeteci poi Firenze, l’Oltrarno, un antiquario morto ammazzato… sarebbe potuto essere un ottimo noir. Invece no, è solo un libro abbastanza noioso, che si lascia leggere ma non coinvolge.
La scrittura è sciatta, talvolta banale, poco efficace. Sarà che vengo da Lansdale e quindi chiunque capiti dopo fa la stessa figura di Cinciarini dopo aver visto giocare Teodosic, o sarà che ho affinato il palato, sarà quel che sarà, come diceva quel tale, ma resta il fatto che una scrittura non curata è una scrittura indigesta. Continua a leggere

Paradise Sky

In questa intervista Lansdale spiega benissimo come intenda i suoi libri: io non voglio fare grande letteratura, voglio scrivere delle storie.

Parole sante.

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Leggevo Lansdale e meditavo, ché non sono mica l’ultimo dei cretini. E meditando ho formulato due interessantissime riflessioni – mi dispiace che Umby sia trapassato, non posso sottoporgliele – sullo stato attuale della letteratura, in Italia e non solo. Ma soprattutto in Italia. Continua a leggere

La scopa del sistema

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Allora. Parce sepulto, diceva quello. E io lo parco il sepulto, eccome se lo parco. La prima volta che ho sentito parlare di David Foster Wallace è stata quando è morto. Prima, mai. E per qualche giorno mi era sembrato che non averlo letto – dai, non hai letto Infinite Jest? E neanche La scopa del sistema? – fosse una terribile colpa da espiare al più presto. Insomma, devo confessare che ero un po’ preoccupato: questo signore americano qua, un mezzo genio mezzo drogato mezzo alcolizzato mezzo depresso mezzo matto, si è suicidato a quarantasei anni nella mia più totale inconsapevolezza. Un tarlo lo divorava dall’interno, hanno scritto i migliori coccodrillisti, e io felice e contento, indifferente ai suoi drammi. Che vergogna. Continua a leggere

La teologia del cinghiale

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Poteva essere una schifezza – cannonau, banditi, morti e sequestri – e invece non lo è. Complimenti a Gesuino Némus per essersi saputo muovere con maestria sul filo del precipizio che separa un ottimo libro dalla buffonata mirtonuragica ad usum continentalis. Se ci penso, a freddo, è una storiella che ha tutti gli ingredienti per ribrezzarmi. E invece no. Quindi ancora più complimenti, soprattutto per il senso dell’ironia che pervade tutto il racconto. Lo leggeresti per ore, uno che scrive così. Io, quando lavoravo in pizzeria, c’era il pizzaiolo che raccontava mille storie. Sapeva di contare balle, io sapevo che le contava, ma però le contava meravigliosamente e quindi non me ne lasciavo sfuggire nemmeno una. Allo stesso modo Gesuino: scrive, racconta e sorride. E noi con lui. A proposito del pizzaiolo, mi è venuta voglia di andare a trovarlo, chissà come sta.