La rivoluzione di Michela Murgia

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La rivoluzione di…

“Che Guevara!”, diranno subito i miei piccoli lettori.

No, ragazzi, avete sbagliato. La rivoluzione di Michela Murgia, detta Kelledda.

Mi son ribattezzata Kelledda e, sì, se vuoi è un nome di battaglia, per me, ma anche per tanti altri. Indipendente e indipendentista, sì, nell’anima e con tutta me stessa. Magari è che Kelledda, io, lo ero da sempre, solo che non lo sapevo. è come aver fatto un cammino iniziatico, come nascere una seconda volta.

Chissà se ride, Michy, quando scrive queste cose. Anche perché, ‘sta genialata è subito, prime righe, bisognerebbe andarci cauti. Capace che uno legge queste cose e si ferma, mica tutti hanno uno stomaco forte come il mio. La rivoluzione di Michela Murgia. Suona tipo L’esegesi biblica di Lino Banfi. Comandaaante Kelledda Muuurgia (cantata come Comandante Che Guevara).

Però magari non è tutto merito suo. Il libro l’ha scritto un giornalista che si chiama Carlo Porcedda, in occasione della campagna elettorale per le elezioni regionali in Sardegna, anno di grazia 2014. Ecco, io adoro i giornalisti dalla schiena dritta che fanno le pulci ai candidati, li mettono sotto, non lasciano niente di intentato.  Con frasi come questa: Continua a leggere

Purity

29450949Complimenti, davvero complimenti ad Andrea De Carlo per questo nuovo romanzo. Molto grande, molto romanzo, molto americano. Molto Grande Romanzo Americano, direi. Ve lo svelo subito: non è vero che si tratta di un romanzo di Andrea De Carlo, no, è di Jonathan Franzen. Sciocchini che non siete altro: Andrea De Carlo scrive mediocri romanzi italiani, Jonathan Franzen scrive il Grande Romanzo Americano. Di continuo e soprattutto consciamente. Lui si siede al tavolino e mica butta giù una storia, un dialogo, una cosa che gli è successa, no, lui compone il Grande Romanzo Americano. A furia di dirglielo, dev’essere che ha cominciato a crederci. E un sacco di gente appresso a lui. Salve, sono Jonathan Franzen e scrivo il Grande Romanzo Americano. E io invece sono Stefano e il Grande Romanzo Americano lo leggo, perché granderomanzoamericanamente parlando, non lascio nulla di intentato. Continua a leggere

La ragazza del treno

25587116Un capolavoro di suspense. Mi ha tenuto sveglio tutta la notte, dice Stephen King su Twitter. Ehi, Stevie, non è che avevi mangiato un po’ pesante quella sera? A me fa lo stesso effetto, uguale uguale, il gorgonzola. Mi piace, ma poi sta là, rimugina, si fa sentire. Io te lo dico perché magari anche tu ne hai mangiato, la sera, prima di leggere, poi sei andato a letto e zac! il mio Re s’è confuso tra la cause. Continua a leggere

Carne trita

Carne trita. Sarà che sto diventando anziano, ma ormai i libri che leggo mi piacciono quasi tutti. Domani ne inizio uno di Maurizio Maggiani, giusto per compensare questa improvvida bontà. Dicevo, Carne trita.

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“Poi vedo Carlo Cracco che dal cartellone pubblicitario dall’altra parte dei binari mi guarda con la sua solita faccia, a braccia conserte accanto a una patatina confezionata con poggiato sopra un uovo di quaglia triste e fuori posto, dandomi del tu e dicendomi «osala nei tuoi piatti». Certo che così ci sputtana. Nel senso che da quel cartellone fa vedere le cose come stanno. Vi prendo per il culo, dice, vi ho sempre preso per il culo, siamo un esercito di persone che vi prendono per il culo da un sacco di tempo, perché tanto voi non ne avete idea, non conoscete anima e melodia, vi basta essere puntuali e masticare pensieri riciclati. Uno prende un uovo di quaglia merdosissimo e l’appoggia su una chips tirata fuori da un pacchetto da un euro e cinquanta e voi aprite la bocca come macachi ammaestrati e cacciate i quattrini”.

Scritto bene, scende che una meraviglia. Io due cose cerco in un libro: la necessità di raccontare una storia e l’uso di parole adatte a raccontarla. Qua ci sono tutte e due, queste cose.

L’estate che ammazzarono Efisia Caddozzu

Si era rivista la domenica pomeriggio, mentre si preparava per uscire col marito e la bambina; aveva ripercorso mentalmente le insopportabili passeggiate su strade impolverate di periferia, risentito in bocca il sapore della Coppa Olimpia variegata al cacao che mangiucchiava seduta al tavolino di un solitario bar cui approdavano al termine della passeggiata, ed era rabbrividita al ricordo della sua vita di un tempo.

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Ma che bella sorpresa! Sono sempre un po’ titubante quando inizio un romanzo italiano contemporaneo, e titubo ancor di più se il romanzo è giallo (qualunque cosa significhi questa etichetta) o se c’entra in qualche modo con la Sardegna. Insomma, c’è il rischio di trovarsi nel bel mezzo di una carlottata con sparatorie a Monte Urpinu e onnipresenti cattivoni marsigliesi, oppure di imbattersi in seriosissimi tomi che sgrondano letteratura da ogni poro (ciao Michy!).

E invece no. L’estate che ammazzarono Efisia Caddozzu è, detto a caldo e dopo averlo letto dall’inizio alla fine, senza nemmeno buttare un occhio alla Premier League, un libro bellissimo. Continua a leggere

La banda dello Zingaro – Estratto

In anteprima per voi, miei appassionati lettori, un estratto dal mio nuovo fantastico romanzo schifoso.

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La discussione con mamma mi ha messo di malumore. Sono talmente infastidito che se quel cazzo di rom la tira per le lunghe, lo mando affanculo e il piano lo porto avanti con una pistola ad acqua, invece che con una vera. ‘tana miseria, sembra che tutti tramino contro di me. E la dottoressa psycho del cazzo con i problemi adolescenziali del mio omosessuale preferito; e la maiala che mi si vuole fidanzare; e mamma che mi rompe le palle perché non vado d’accordo con papà. Che due coglioni. Mi dovrebbero lasciare in pace, come io lascio in pace loro. Da Ricky Ricchione gradirei ricevere le stesse attenzioni che gli do: nessuna. Quella puttana mignotta, invece, ma è possibile che mi si attacchi allo scroto tipo zecca eccitata? E trovati un cazzo di sessantenne divorziato, gli dai due pasticche di Viagra e nel frattempo che gli tira l’uccello, ti sbrani il portafoglio. Perché proprio con me? Non per fare il figo, ma so la risposta: io a letto ci so fare. Te la spupazzo tutta, una vagina, le dedico più attenzioni di quelle che Madre Teresa di Calcutta avrebbe dedicato a un lebbroncino orfanello con le emorroidi. E non mi fermo alla vagina, no. Mi piace fare le coccole, farla sentire desiderata, una puttana. Adoro farle impazzire dalla voglia, le mignotte, fino a schiaffarglielo tutto dentro. Continua a leggere

La sposa giovane

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Io non ci ho capito niente. C’è la Sposa, lo Zio, il Padre, la Madre, la Famiglia, il Fratocugino e il Figlio. Ogni tanto si accoppiano tra di loro e si infilano la mano nel sesso. C’è pure Modesto. Vanno al bordello. Ci sono storpi e sordomuti. Mangiano colazioni, al plurale. Nel frattempo il narratore passa dalla terza alla prima e dalla prima alla terza, neanche fosse una vecchietta con la Panda. Si sentiva la puzza della frizione del mio cervello, a cercare di acchiappare il filo. Il discorso diretto c’è e non c’è, di certo non ci sono virgolette o caporali per aprire e chiudere. Spunta pure Baricco stesso, a un certo punto. E pare di vederlo, con il suo faccino vispo: toh, cretino, mi hai lasciato quindici euro per leggere ‘ste cazzate. Senza virgolette, ça va sans dire. Sì, il Baricco lo si vede proprio, fa capolino da ogni riga: mo’ ci sparo due idiozie, un parolone, una frase senza senso, una robetta che si appiccicano su Facebook, una locuzione che eccita i liceli e fa cacciare a mamma’ i millemila euro necessari per iscriverli alla mia Scuola Holden. Continua a leggere