La sposa giovane

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Io non ci ho capito niente. C’è la Sposa, lo Zio, il Padre, la Madre, la Famiglia, il Fratocugino e il Figlio. Ogni tanto si accoppiano tra di loro e si infilano la mano nel sesso. C’è pure Modesto. Vanno al bordello. Ci sono storpi e sordomuti. Mangiano colazioni, al plurale. Nel frattempo il narratore passa dalla terza alla prima e dalla prima alla terza, neanche fosse una vecchietta con la Panda. Si sentiva la puzza della frizione del mio cervello, a cercare di acchiappare il filo. Il discorso diretto c’è e non c’è, di certo non ci sono virgolette o caporali per aprire e chiudere. Spunta pure Baricco stesso, a un certo punto. E pare di vederlo, con il suo faccino vispo: toh, cretino, mi hai lasciato quindici euro per leggere ‘ste cazzate. Senza virgolette, ça va sans dire. Sì, il Baricco lo si vede proprio, fa capolino da ogni riga: mo’ ci sparo due idiozie, un parolone, una frase senza senso, una robetta che si appiccicano su Facebook, una locuzione che eccita i liceli e fa cacciare a mamma’ i millemila euro necessari per iscriverli alla mia Scuola Holden. Roba tipo questa: Gli orizzonti svaporavano sogni tremolanti. I vestiti si appiccicavano alla pelle. Gli animali si trascinavano dimentichi. Svaporavano sogni tremolanti? Gli orizzonti? E gli animali dimentichi? Di che cosa? Prendete Ionesco, aggiungeteci due tocchi di Beckett, un pezzetto di D’Annunzio, tre prese di un poeta francese a casaccio, farcite per bene con la discografia completa di Battiato et voila, un Baricco pronto pronto da mettere in libreria. Forse.

In questo periodo cito spesso il Poeta, per cui altro non posso fare che ricordare le magie di moda delle religioni orientali che da noi nascondono soltanto vuoti di pensiero. Ecco, se fossi poeta anche io, o almeno un minibaricchino, potrei dire che le magie di moda dei lirismi letterari nascondono soltanto dei vuoti di scrittura. Ma non lo sono, Poeta, e quindi non lo dico. Mi accontento di ripetere, ancora una volta, che non ci ho capito niente. È uno scherzo, questo libro? È una roba dell’assurdo e quindi non c’è niente da capire? Ma se così fosse, che senso ha scrivere un romanzo dell’assurdo nel 2015? Come se io dipingessi dei barattoli di zuppa, oggi. Oppure è pieno zeppo pregno denso saturo (non è che solo Baricco conosce un sacco di parole) di significati ma sono io tonto e non ne afferro nemmeno uno? Vi prego, rendetemi edotto. Aspetto spiegazioni. Nel fratemmpo, dopo aver svaporato due sogni tremolanti, apro un libro a caso di Bukowski e torno terra terra: ho volato troppo alto e ho bisogno di birra, sigarette, risse e puttane. Di quelle che non hanno il sesso però, ma una molto poco lirica e di certo più prosaica figa.

(Comunque secondo me Baricco ci sta prendendo tutti per il culo, me per primo).

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