Bambini ladri

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Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.
*

Rom, zingari, gitani, camminanti, sinti e nomadi, persino romeni, bosniaci e kosovari, bulgari, macedoni e albanesi. Italiani. Molti italiani. Insomma, persone. Uomini e donne. Difficilissimi da incasellare, catalogare, classificare, tranne che per il commentatore medio che non perde occasione per rivelarsi leone da tastiera: zingari di merda, dice. Io invece avrei un altro modo per definirli: poveri. E i poveri, si sa, ci fanno schifo. Un po’ perché temiamo di diventare come loro e un po’ perché abbiamo paura che ci freghino il posto nella scala sociale. Loro, i zingari di merda sono gli ultimi. Noi stiamo appena un po’ più su, giusto uno o due gradini.

Pestiamo loro le mani se cercano di arrampicarsi e migliorare. Li lasciamo marcire nelle baraccopoli, decidiamo una volta per tutte che sono loro che vogliono così. E lo decidiamo noi. A loro piace vivere in casupole di cartone e lamiera, in mezzo ai ratti e alla sporcizia. A loro piace fare figli a tredici anni, chiedere l’elemosina, non fare un cazzo da mattina a sera, se non importunarci nei parcheggi dei centri commerciali in cui noi, i buoni, andiamo a dimostrare la nostra mediocre opulenza. Loro, i zingari di merda, si sa, sono pieni di soldi e un amico di mio zio che c’ha una concessionaria mi ha raccontato che comprano la Mercedes in contanti, la pagano tutta in monetine. Poi, signora mia, che non lo sa?, l’altra settimana proprio qua una zingara ha rapito un bambino, l’ha portato nei bagni, gli ha tagliato i capelli e sporcato la faccia e se lo stava portando via. Meno male che sono intervenuti i bravi cittadini a bloccarla. Si sa, insomma, i zingari di merda rubano, soprattutto bambini. Peccato che non ci sia un caso, un solo caso, in cui ciò sia stato appurato. Molto più probabile che avvenga il contrario, e cioè che assistenti sociali pieni di buoni sentimenti, animati da pio spirito umanitario, portino via i bimbi dai campi perché si sa, uno zingaro ai figli non ci vuole bene. Oppure capita pure che ‘sti bimbi ladri, brutti sporchi e cattivi, zingarelli di merda ottengano la giusta punizione per le loro malefatte.

Ma soprattutto, italiani purosangue, non dimentichiamoci mai che gli zingari sono zingari, tutti uguali, ladri di merda. Non esiste Zoran, non esiste Dijana, non esistono Giuseppe o Roberta. Esistono gli zingari e gli zingari rubano, feccia della società. Che io i neri li posso pure sopportare, e conosco anche un’ucraina che bada mia nonna ed è tanto una brava signora, ma i zingari di merda proprio no.

Se avete tempo e voglia, leggete questo libretto. Se quando incrociate una donnona con il dente d’oro e la gonna a fiori stringete il portafoglio, allora leggete questo libro. Se pensate che quella baraccopoli tra la statale e l’autostrada sia un covo di ladri, e non di poveri, leggete questo libro. Se quando pensate agli zingari vi viene da pensare che trattino male i loro figli, leggete questo libro. Scoprirete che ci sono degli zingari di merda che ammazzano di botte i loro bambini, proprio come ci sono italiani di merda, francesi di merda, danesi di merda che fanno esattamente lo stesso. E scoprirete anche che ci sono zingari che vogliono bene ai loro figli – pensate un po’! – e che magari gli danno pure il bacio della buonanotte. Proprio come noi.

*questa versione della poesia dovrebbe essere di Bertolt Brecht, quella originale è invece di Martin Niemöller. Qua più notizie.

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