La scopa del sistema

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Allora. Parce sepulto, diceva quello. E io lo parco il sepulto, eccome se lo parco. La prima volta che ho sentito parlare di David Foster Wallace è stata quando è morto. Prima, mai. E per qualche giorno mi era sembrato che non averlo letto – dai, non hai letto Infinite Jest? E neanche La scopa del sistema? – fosse una terribile colpa da espiare al più presto. Insomma, devo confessare che ero un po’ preoccupato: questo signore americano qua, un mezzo genio mezzo drogato mezzo alcolizzato mezzo depresso mezzo matto, si è suicidato a quarantasei anni nella mia più totale inconsapevolezza. Un tarlo lo divorava dall’interno, hanno scritto i migliori coccodrillisti, e io felice e contento, indifferente ai suoi drammi. Che vergogna. Continua a leggere

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La teologia del cinghiale

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Poteva essere una schifezza – cannonau, banditi, morti e sequestri – e invece non lo è. Complimenti a Gesuino Némus per essersi saputo muovere con maestria sul filo del precipizio che separa un ottimo libro dalla buffonata mirtonuragica ad usum continentalis. Se ci penso, a freddo, è una storiella che ha tutti gli ingredienti per ribrezzarmi. E invece no. Quindi ancora più complimenti, soprattutto per il senso dell’ironia che pervade tutto il racconto. Lo leggeresti per ore, uno che scrive così. Io, quando lavoravo in pizzeria, c’era il pizzaiolo che raccontava mille storie. Sapeva di contare balle, io sapevo che le contava, ma però le contava meravigliosamente e quindi non me ne lasciavo sfuggire nemmeno una. Allo stesso modo Gesuino: scrive, racconta e sorride. E noi con lui. A proposito del pizzaiolo, mi è venuta voglia di andare a trovarlo, chissà come sta.

La scuola cattolica

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Signore e signori, non perdetevi questo capolavoro del trash italico, un libro stracultissimo che purtroppo i lettori sono molto meno degli spettatori, altrimenti sai che risate. Io, una mia pietra miliare è il librone di Marco Giusti sui film italiani stracult. Si va dai trashoni naziporno alle pellicole intelligenti, impegnate, filosofiche, sociologiche, super ragionate che, però, mancano clamorosamente l’obiettivo. Ecco, se fosse un film, La scuola cattolica non sarebbe di certo un naziporno, purtroppo per Edo, ma entrerebbe di diritto nel novero dei mattoni indigeribili con ambizioni altissime e risultati inversamente proporzionali alle suddette.
La scuola cattolica si poteva chiamare anche Il diario di Edo, che non ci sarebbero state differenze. Edo è un ragazzo molto intelligente, ma non come Arbus, che riflette su tutto. Sta sempre a elaborare teorie, a ricercare spiegazioni, a fare due palle così al lettore con le sue idee su come va il mondo, e nel frattempo racconta due-tre aneddoti da bancone del bar e sopra gli aneddoti ci costruisce un’altra teoria, e dalla teoria nasce un altro aneddoto, e così via: una teoria, un aneddoto, una teoria, per settecentomila pagine, senza nessun dato di fatto e soprattutto senza ridere mai. Mai. Anzi, una volta ho riso, quando dice:
Pronto, casa Beethoven?
No-no-no-nooo! (sull’aria della nona)

Da vero amante del trash, non posso rinnegare una battuta elementar-pierinesca. Ma torniamo al Diario di Edo. Edo va scuola al SLM, negli anni del DdC, le cui vittime sono RL e DC e io con tutte queste iniziali già mi perdo. A ciò si aggiungano le pagine scritte in corsivo, le elucubrazioni tra parentesi, le poesie buttate con nonchalance (prosa uguale al resto, ma andando a capo a caso) e la frittata è fatta: ma che è ‘sta robba? avrebbe detto Alberto Sordi, che forse non tutti se lo meritano.
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