Il rumore della pioggia

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Peccato, gli ingredienti c’erano tutti, a partire da una copertina molto bella. Aggiungeteci poi Firenze, l’Oltrarno, un antiquario morto ammazzato… sarebbe potuto essere un ottimo noir. Invece no, è solo un libro abbastanza noioso, che si lascia leggere ma non coinvolge.
La scrittura è sciatta, talvolta banale, poco efficace. Sarà che vengo da Lansdale e quindi chiunque capiti dopo fa la stessa figura di Cinciarini dopo aver visto giocare Teodosic, o sarà che ho affinato il palato, sarà quel che sarà, come diceva quel tale, ma resta il fatto che una scrittura non curata è una scrittura indigesta.In alcune parti sembra che nemmeno si sia riletto, il Paoli, e qua risiedono le colpe maggiori: con un po’ di attenzione in più, il libro sarebbe potuto migliorare tantissimo. Ci sono frasi in cui ripete le stesse parole tre volte, altre in cui abusa dei possessivi, altre ancora, invece, suonerebbero male persino in un diario di scuola: era successo un casino che la metà bastava. Ancora sulla scrittura: spesso mi lamento che agli scrittori attuali difetti l’ironia, lo sguardo disincantato sul mondo, così presi come sono dal loro fardello di essere letterati. Con Paoli, tutto il contrario: spara battute a raffica, vuole compiacere, come un bambino fastidioso che una volta gli hanno detto che è simpatico e ci ha creduto, continuando a dire sciocchezze che non fanno ridere manco uno spettatore del Bagaglino. Per dire, c’è un tizio che si chiama Domenico Piazza e lo chiamano Sunday Square. Mannaggia, e io pensavo che fosse rimasto solo Travaglio a storpiare i nomi delle persone…
E veniamo alla trama. Io sono un appassionato di gialli, noir, poliziotti, indagini e cose varie fin dai tempi di Topolino e di quel cretino del commissario Basettoni. Mi accontento di poco: datemi un morto e sono felice. Però qua, che fatica. C’è il morto, non ci sono piste, oppure sì, ma non troppo battute. Giusto accennate, seguite, interrotte, senza mai il pathos necessario a portarlo avanti, uno straccio di pista. Non c’è l’investigatore, oppure sì, anche questo accennato. Forse sono persino due. E poi c’è il giornalista, che dovrebbe essere il protagonista, e quando racconta lui, in prima persona, ecco, torna in mente il bambino fastidioso di cui sopra. Ci sono un sacco di personaggi, raccontati in terza persona, e nessuno di loro resta impresso. Sembrano le comparse di una fiction di Canale 5, quelle che passano dietro quando inquadrano la bona di turno. Solo che in ‘sto libro la bona di turno nemmeno c’è.

Però, ecco, forse sono io che sto diventanto un borbottone scostumato. Leggetelo, ché magari a voi Il rumore della pioggia piace. Anche a me sarebbe piaciuto, se questa che ho letto fosse stata solo una bozza.

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3 pensieri su “Il rumore della pioggia

  1. finalmente una recensione che stronca.
    poi magari a me questo giallo, se mai lo leggerò, piacerà, ma intanto mi sono goduto l’ironia e la puntigliosa cura con cui gli hai dato addosso.
    complimenti (e non sono ironico)
    ml

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