Bruciare tutto

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Io di libri brutti ne ho letti – persino uno di Christopher Hitchens, una volta – ma questo qua li supera tutti. Ma davvero, quasi quasi mi indigno per quanto è brutto. È una schifezza, proprio. Scritto male, con una trama (trama poi…) costruita a tavolino e sviluppata in modo illogico, irrealistico, tanto chi se ne frega, c’è di mezzo un prete pedofilo, frega niente se l’intreccio è una buffonata. E i personaggi, signora mia, dei personaggi ne vogliamo parlare? Macchiette che parlano come nessuno parla, che esprimono concetti che al Siti saranno parsi intelligenti (o sarà parso intelligente ragionarci su), ma che trovo altrettanto dibattuti dalla D’Urso, al pomeriggio, forse con minori riferimenti intellettuali, ma di certo espressi in un italiano più vero.

C’è un prete pedofilo, un bambino disadattato e, in mezzo, il Siti che parla, straparla, ragiona e sragiona con acume e idiozia, in modo non troppo diverso da una figura a me cara, l’avvinazzato che ciancia sul mondo, con il bicchiere in una mano e il gomito sul bancone. Solo che l’avvinazzato in questione ha l’umiltà (o forse è merito delle circostanze) di proporre le proprie riflessioni a una platea limitata: il barista, povero cristo, costretto a sentirlo e altri tre o quattro derelitti che il bar è l’unico posto dove andare. In un film che apprezzo molto – SuperAndy – Il fratello brutto di Superman – a un certo punto Andy, interpretato magistralmente da Andy Luotto (sognavo di scrivere interpretato magistralmente), risponde a un tizio che gli chiede cosa sia la musica che sentono: è la colonna sonora del film. Per me, amante del trash, sono soddisfazioni. Ecco, il Siti si comporta alla stessa maniera: scrive le note e dice che ha inventato un personaggio, oppure la trama, che qua si ingarbuglia, dopo si sbroglia. Uguale a SuperAndy! Praticamente prende a mazzate sui denti la sospensione dell’incredulità. Ma allora scrivi un saggio, Siti, e raccontaci la tua idea di religione, di pedofilia, di pena, di espiazione e di quelle altre quattro sciocchezze che interessano te e Michela Marzano. Noi, per favore, vorremmo leggere un romanzo. Siamo come i bambini, ci piacciono le storie, sai, quelle robe con una trama, un intreccio, i personaggi, gli sviluppi credibili, i colpi di scena, accidenti, tutte quelle robe là da telefilm (o da I promessi sposi, ma voliamo basso, accontentiamoci dei telefilm), quelle robe che ci fanno girare una pagina dopo l’altra, ci spingono ad andare avanti, non una baggianata di un prete pedofilo con le note a margine. E poi, se durante la lettura o appena poggiamo il libro ci viene da pensare, tanto di guadagnato, leggiamo anche per quello, oltre che per passarci il tempo. Senza le note a margine che ci suggeriscano in che direzione andare. Accidenti, le note a margine, manco fosse un manuale di diritto amministrativo.
Praticamente, per essere un romanzo, manca tutto. Non c’è la trama e i personaggi fanno schifo. Ma non schifo nel senso che sono schifosi – almeno fosse! È così difficile rendere credibile lo schifo in un romanzo – ma schifo nel senso che sono fatti male, non sono personaggi, sono pensierini del Siti a cui il Siti appioppa un nome, un cognome e chiacchiere campate in aria. E poi questa moda della narrazione casuale, un po’ in prima persona e un po’ in terza, un po’ Siti che mi racconta del prete, un po’ il prete che ragiona lui direttamente. Io non ci ho capito niente, ma forse ero distratto dalla partita in sottofondo. Però quando leggo John Grisham la partita non mi distrae.
Infine, invitandovi a leggere il capolavoro del Siti, vi lascio con una chicca che dapprima mi ha fatto sobbalzare, infine mi ha convinto che nessuno può scrivere una roba del genere senza la chiara intenzione di prenderci tutti in giro.

Una sera al telegiornale lo folgorò un ragazzetto albanese tirato su dal gommone di schiena; indossava solo una canottiera e mostrava il fringuelletto allo scoperto.

Fringuelletto! L’ho letto dieci, cento, mille volte! E il fringuelletto era sempre là. Fringuelletto allo scoperto. Che poi fa anche rima con ragazzetto, alcune parole prima. Ragazzetto con il fringuelletto! Fringuelletto, porca miseria, fringuelletto no! Nessuno può scrivere fringuelletto seriamente. Ecco perché, adesso, immagino il Siti là, nel giardino di Villa Serena, a passeggiare assieme al Sassaroli e a ridere di gusto per la zingarata che ha appena fatto: un romanzo obbrobrioso, una cagata pazzesca (cit.), uno scherzo letterario con il fringuelletto che invece di essere seppellito da una risata, anima il dibattito culturale italiano.

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4 pensieri su “Bruciare tutto

  1. Di Siti io ho letto soltanto un libro, Resistere non serve a niente, e a parte qualche sproloquio di troppo mi era piaciuto. Non al punto da indurmi a leggere altre sue opere, però. Siti ha adottato un metodo, condiviso da altri autori più giovani di lui, di ibridare il romanzo col saggio, alternando quindi a brani narrativi lunghi pipponi su varie questioni di attualità. Molto spesso il risultato è indigeribile. Io sono come te, mi piace che un romanzo abbia una storia…
    Il fringuelletto, effettivamente, e’ ‘un si pole sentire!

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    • Resta poco, così. Non resta un romanzo, non resta un saggio, solo il ricordo di un signore che racconta malissimo una storia e non è in grado di esporre con chiarezza il proprio punto di vista su tanti (troppi) argomenti.

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