Il cammino dell’acqua

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Mi piacciono le storie di viaggio, meglio se a piedi o in bicicletta. Però allo stesso tempo non sopporto le ciance spirituali, il terzo mondo, le culture millenarie, lo spirito comunitario, le tradizioni di una volta, il commercio equo-solidale, i riti tribali, il buon selvaggio, le religioni orientali, la ricerca di sé stessi, l’utopia, la metafora e soprattutto la schiuma nel cappuccino. Lo so che non c’entra molto, però il discorso stava prendendo una piega troppo intelligente per i miei gusti e bisognava riportarlo a terra. Comunque, la schiuma nel cappuccino non mi piace davvero, né liquida né solida, inconsistente, sembra bava, bleah. Non capisco come si possa trangugiare una roba simile.

A ciò aggiungiateci il fatto che non ho alcun interesse per il l’Africa, l’Asia, le vacche sacre, i sufi, gli asceti, i templi, le pagode, i samurai, i totem, la savana, le ziqqurat, i Maya, il Guatemala, il deserto, la foresta amazzonica, i nuraghi, la pietra nera, i musei archeologici, mi addormento regolarmente dopo dieci minuti di Superquark e mi stanno sulle palle quegli indiani che ci sono ai mercatini e vendono cd con i suoni della natura. Pure l’arpa, non sopporto. E le chitarre, mannaggia, soprattutto quando a suonarle sono bande di cattolici esagitati in cima ai monti. Voglio dire, faccio una fatica enorme per arrivare su, c’ho lo zaino di Decathlon sulle spalle pieno di viveri, acqua, giubbotti, cioccolata, cappellini, per me, moglie e bimbe, percorro sentieri scivolosi con una quattrenne sulle spalle, e invece di avere pace e silenzio, quando arrivo, no, c’ho ‘sto novello Malmsteen che ringrazia il Signore a squarciagola, accompagnato dal canto delle groupies parrocchiali. Acqua siamo noi… dalle antiche sorgenti veniamo…

Non sono una gran bella persona, lo devo ammettere. Però i libri di viaggio mi piacciono, ecco. Una volta ho letto persino Un indovino mi disse di Tiziano Terzani. Appena l’ho finito mi sono comprato i pantaloni di lino, le Birkenstock, una maglietta arancione con i bottoni ma senza colletto, una sacca di iuta,e sono partito a cercare me stesso. Fortuna che per uscire di casa sono stato costretto a passare davanti al termoarredo con lo specchio: mi sono trovato subito, meno male, altrimenti a quest’ora sarei come minimo in Congo, oppure deputato del Movimento Cinque Stelle.

Capite anche voi che avendo tutti questi pregiudizi diventa complicato trovare libri di viaggio che mi interessino. Ho preso Il cammino dell’acqua quasi senza speranze. Quasi, perché in copertina si specifica subito che il viaggio – il cammino, anzi – è da Milano a Roma. Niente Messico, né Thailandia, meno male. In compenso tanta Pianura Padana, molti Appennini, Toscana, Umbria, Lazio, seguendo la via dei fiumi e non, ancora più meno male, l’abusatissima Via Francigena che tanto piacerebbe al chitarrista cattolico di cui sopra. Non ci sono riflessioni spirituali, ma più prosaici guadi in mezzo al fango con le infradito; Riccardo Finelli non cerca sé stesso, ma un bed and breakfast per dormire; non aspira al ricongiungimento con la natura, desidera solo una presa elettrica per ricaricare l’iPad.

Leggetelo, questo libro. Concedetemi di fare il fricchettone, ma se lo leggete scoprirete che c’è tutto un mondo, oltre l’uscita dell’autostrada che prendete di solito, oltre la stazione che vedete scorrere dal finestrino del treno. Un mondo che si può esplorare solo a piedi o in bicicletta, piano, con calma, colmando la vista e l’animo di quelle sensazioni che… be’, ora non esageriamo con le stronzate. E intanto stamattina, correndo in bici lungo l’argine del fiume, ho pensato per un attimo di non girare per arrivare a lavoro e proseguire dritto… da qualche parte ci saranno le sorgenti di questo fiume… Accidenti Finelli, quanto ti invidio!

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11 pensieri su “Il cammino dell’acqua

  1. La prossima volta suggerisco di dotare moglie e prole di zaino, ne vendono di ogni misura da decathlon, chissà che non ci racconti poi che salito su hai preso parte del “concerto” dei papaboy come voce solista.
    PS: Giosy Cento non è nemmeno di CL, se può essere di consolazione.

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  2. E per quanti riguarda il libro, è nell’elenco di quelli da leggere, proprio perché non ci ho visto tracce di riflessioni spirituali e tutti gli annessi, che a me prendono alle palle terribilmente.

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  3. eccolo il libro che dicevi e deve averti proprio appassionato perchè ti trovo in grande spolvero, brio, ironia, snobismo e buona scrittura (ammiro chi rende gli elenchi musica e non ripetizioni (“..non ho alcun interesse per il l’Africa, l’Asia, le vacche sacre, i sufi, gli asceti, i templi, le pagode, i samurai, i totem, la savana, le ziqqurat, i Maya, il Guatemala, il deserto, la foresta amazzonica, i nuraghi, la pietra nera, i musei archeologici,..”)
    ml
    la schiuma sul cappuccino? io manco il cappuccino

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    • Nemmeno io, il cappuccino. E in generale evito tutti i miscugli di latte e caffè. Il libro di Finelli è godibilissimo: ogni tanto ho bisogno di letture del genere: semplici, scorrevoli, poco impegnative, ma che tuttavia fanno venire voglia di fare qualcosa. Tipo leggere Bukowski a sedici anni e comprare le birre alla festa di Santa Vittoria.

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