Le parole che amo – 1

Inizia oggi una rubrica dedicata alle parole. Se avessi tempo aprirei il dizionario e racconterei una storia per ogni vocabolo. Ma il tempo non ce l’ho e siccome a parlare di parole non voglio rinunciare, vi dovete accontentare di una selezione di quelle che mi piacciono. Sia chiaro, io adoro tutte le parole, da apericena a caval donato, passando per cucinotto, ma in particolare apprezzo le parole che prima non adoperava nessuno e poi, improvvisamente, diventano di uso comune. Sono parole bellissime, eleganti, raffinate, che valorizzano una conversazione così come il golfino sulle spalle, annodato sul petto e possibilmente color pastello, valorizza il nostro abbigliamento. Buona lettura.

Il primo è stato un agente immobiliare, un bel ragazzo dalla parlantina sciolta, uno che ci ha messo nove anni a finire il liceo, ha frequentato due anni di giurisprudenza con grandi speranze della nonna paterna, ha abbandonato gli studi – preferisco guadagnare qualcosina per essere indipendente – e grazie all’intervento semidivino di uno spasimante della sorella ha ottenuto una scrivania nello sgabuzzino dello studio immobiliare New Casa 3000 Dream House Immobiliar di Casalotti Paolo e Ruoppolo Nicola snc. È bravo, il nostro agente, e sa immedesimarsi nei desideri del cliente. Continua a leggere

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Premio Calvino

Intanto – e lo dico sommessamente e senza polemica – non credo che Philip Roth sia mai stato segnalato dal comitato di lettura del Premio Calvino. Io invece sì.

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Ma dove lo trovate un altro che fa un eccellente tour de force linguistico, variato sistematicamente sulla trivialità? Secondo me Alessandro D’Avenia magari il tour de force linguistico lo fa anche, ma lo vorrei proprio vedere a variare sistematicamente sulla trivialità, tsk.

Comunque, il romanzo è questo: La banda dello Zingaro. È davvero molto bello. Ci sono persino due o tre parolacce che non conoscete.