Le parole che amo – 1

Inizia oggi una rubrica dedicata alle parole. Se avessi tempo aprirei il dizionario e racconterei una storia per ogni vocabolo. Ma il tempo non ce l’ho e siccome a parlare di parole non voglio rinunciare, vi dovete accontentare di una selezione di quelle che mi piacciono. Sia chiaro, io adoro tutte le parole, da apericena a caval donato, passando per cucinotto, ma in particolare apprezzo le parole che prima non adoperava nessuno e poi, improvvisamente, diventano di uso comune. Sono parole bellissime, eleganti, raffinate, che valorizzano una conversazione così come il golfino sulle spalle, annodato sul petto e possibilmente color pastello, valorizza il nostro abbigliamento. Buona lettura.

Il primo è stato un agente immobiliare, un bel ragazzo dalla parlantina sciolta, uno che ci ha messo nove anni a finire il liceo, ha frequentato due anni di giurisprudenza con grandi speranze della nonna paterna, ha abbandonato gli studi – preferisco guadagnare qualcosina per essere indipendente – e grazie all’intervento semidivino di uno spasimante della sorella ha ottenuto una scrivania nello sgabuzzino dello studio immobiliare New Casa 3000 Dream House Immobiliar di Casalotti Paolo e Ruoppolo Nicola snc. È bravo, il nostro agente, e sa immedesimarsi nei desideri del cliente.

Per restare in tema di parole, è capace di entrare in sintonia con loro. Così, con il poliziotto in pensione che cerca un appartamento per la figlia, discorre con passione di manganellate sui manifestanti. Se a visitare la casa è un ragazzo muscoloso, eccolo là che mostra le stanze come fosse un allenamento di crossfit. Quando invece gli si presenta un prete, desideroso di reinvestire le offerte dei fedeli in una palazzina in periferia – con l’aiuto del Signore la intestiamo a una mia cugina di Rovigo – non si lascia sfuggire l’occasione di commentare l’ultima collezione Oviesse dedicata ai bambini dai tre ai sei anni.

Un giorno – il giorno che ci interessa – accompagna una coppia a vedere una soluzione terra cielo immersa nel verde con finiture di pregio, giardino indipendente, riscaldamento autonomo, classe di efficienza energetica AAA+++, cane di ceramica, ampio terrazzo, lavanderia, replica delle Ninfee di Monet, water coibentato, cappotto termico, contesto signorile, ampio living mansardato, personalità spiccata, meravigliosi affacci nella campagna, piacevolissima disposizione interna e, dulcis in fundo, disimpegno luminoso. Che il disimpegno luminoso, devo dire, non ce l’hanno mica tutti.

“Mi scusi”, dice la ragazza della coppia, “ma io qua vedo solo quattro muri scrostati, un albero che spunta dal tetto e sedici nutrie che sarà difficile sfrattare”.

“Già”, aggiunge il ragazzo, “hanno figli piccoli e nonno nutrio invalido a carico”.

“Non preoccupatevi”, risponde l’agente immobiliare. La ragazza era stata al liceo con lui – avendoci messo nove anni, più o meno mezza città aveva fatto il liceo con lui – e la ricordava seduta in giardino, con un libro in mano. Bisogna fare colpo con la cultura.

“Lei ora la vede così, ma questa soluzione ha del potenziale”.

Così. Gli esce così. Senza neanche rifletterci troppo. La soluzione ha del potenziale. Tralasciamo soluzione, che meriterebbe anch’essa una voce nella nostra rubrica, e concentriamoci su potenziale. La ragazza torna a casa, apre il frigo, vede un petto di pollo smorto e invece di cacciarlo nel bidone ne intuisce il potenziale. Perché il potenziale si intuisce, si fiuta, si sente con il cuore. Ne parla alla mamma. La mamma alla zia, la zia alla vicina, la vicina al macellaio, il macellaio all’idraulico, l’idraulico al cognato… e così via… tutti a vedere il potenziale. Un tetto sfondato ha il potenziale per diventare una casa. Una ferraglia arrugginita parcheggiata in campagna ha il potenziale per diventare una macchina. Una sciarpa gialla ha il potenziale per diventare un capo da indossare il giorno del matrimonio del vostro collega Tommaso. Capirete che a pensar così, tutto ha del potenziale. Inguaribili ottimisti, vediamo il bello anche laddove il bello non c’è, né ci sarà mai, e il potenziale diventa il grimaldello per scardinare ogni conversazione che si incarta.

Se qualcosa non va bene, adesso, non preoccupatevi, ha del potenziale per il futuro. Vostro figlio viene bocciato in terza elementare? Niente paura, intuitene comunque il potenziale: diventerà un adulto cretino come tutti gli altri. Vi viene una malattia terribilissima? Siate sereni, osservatene il potenziale. Diventerete persone migliori. Se sopravvivrete. Con il potenziale, il domani non sarà più tetro. Viaggeremo insieme, noi e il potenziale, verso radiose giornate. Niente sarà più brutto, niente sarà più scarso, niente sarà più triste. Se così vi dovesse sembrare, è solo perché non ne avete intuito il potenziale.

Con il potenziale, cambia tutto. Abbracciate il potenziale. Io, per esempio, Alessando Baricco non è che mi piaceva tanto, ecco. Ma ora ne comprendo il potenziale: prima o poi diventerà uno scrittore anche lui, come me.

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