Santa Rita da Cascia

In anteprima solo per voi, mie affezionatissimi lettori, un estratto del clamoroso romanzo che sto scrivendo. Una storia bellissima, come sempre piena di speranza. Il protagonista si chiama Daniele, conosce una ragazza, si sposa, fa una vita orrenda e poi ammazza tutti, tranne i figli, ma solo perché non ce li ha. Adoro le storie che hanno il lieto fine. Buona lettura. Affrettatevi a leggere

Il passo successivo alle nozze sarebbe dovuto essere un figlio. Io ero ben felice di diventare papà, solo che il bambino non arrivava: lei non riusciva a restare incinta. Il sesso, da disinibito e spregiudicato che era, iniziò a diventare noioso, pieno di aspettative, abitudinario, imposto. Prima di sposarci scopavamo con gioia oppure con rabbia, ma sempre con il gusto di farlo e provando l’ebbrezza del rischio: c’era il pericolo di venire scoperti oppure quello di saltare fuori all’ultimo istante, schizzando dove capitava, auspicabilmente non dentro. Dopo è diventata routine, con i giorni buoni segnati sul calendario della raccolta differenziata. Lei è diventata sempre più grassa, a me ha cominciato a non venire più duro.

“Sei un frocio di merda”, mi diceva.

Era stufa, stressata, probabilmente depressa, e se la prendeva con me. Non restava incinta ed era un dramma. Fosse stata solo lei da sopportare, forse ce l’avrei anche fatta. Insomma, voglio dire, ho sopportato lo stesso, mi sono ribellato solo dopo tanti anni, ma ecco, se non avesse messo in mezzo anche i genitori, forse le cose non sarebbero finite come sono finite. Scendevamo a cena dai suoi e i discorsi erano sempre gli stessi.

“Allora, è il periodo giusto?”, chiedeva la madre.

“Sì, li ho segnati, sono proprio questi i giorni giusti”, rispondeva la figlia.

“Datti da fare”, diceva il padre rivolgendosi a me. Mi faceva l’occhiolino.

“E non mangiare il fritto”, continuava la madre.

“Altrimenti è un casino”, rincarava la figlia, “bisogna aspettare la prossima volta”. Continua a leggere

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