La Splendente

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Prima della recensione vera e propria, è necessario chiarire alcuni punti.
1) Cesare Sinatti ha vinto il Premio Calvino con La Splendente. Io invece ho partecipato e non ho vinto con La banda dello Zingaro. Di là splendente, di qua zingari… capirete che la corrispondenza di letterari sensi è quella che è.
2) Lui ha vinto e io no: rosico? Certo, ma io rosico nei confronti di chiunque non si debba alzare la mattina per andare a lavorare, ma rosico buono, cioè, non è che voglio che gli altri stiano male e io bene, chi se ne frega degli altri, basta che stia bene io, possono stare bene anche gli altri. Tutto ciò per dire che ho preso in mano La Splendente mica arrabbiato con il Sinatti, ma anzi davvero incuriosito per le sorti della nuova narrativa italiana.
3) La Splendente. Ogni volta che penso a questo titolo mi viene in mente Diego Abatantuono prima che diventasse intelligente, quando vestiva i panni di Cecco, il nipote del fornaio che aveva sedotto la signora Pina. Ecco, se non sapete chi sia Cecco, né conoscete la signora Pina, allora Cesare Sinatti potrebbe piacervi. Se invece, come me, sorridete al sol pensiero di Tonatella Erezione quella di Splentito Splentente, forse è meglio che restiate su YouTube a vedere vecchi spezzoni di film invece che leggere La Splendente.

4) La Splendente parla di miti greci, leggende, ciclo troiano e quelle balle lì, come mirabilmente riassumerebbe un umarell dai modi spicci. Di nuovo, di là miti, dei, tragedie, eroi… di qua Cecco il nipote del fornaio. Difficile trovare un punto di intesa. E soprattutto, quando ero ragazzino e andavo al liceo (mica solo Sinatti ha fatto le scuole alte), durante l’ora di epica mi venivano degli sbadigli, ma degli sbadigli, di quelli che scendeva la lacrima e se non stavi attento ti si slogava persino un ginocchio.
5) Ancora sul titolo. Quando ero giovincello e frequentavo i bar, soprattutto di paese, quelli dove le femmine non entravano mai (a parte quando andavano a pescare i mariti ubriachi) e i muratori bevevano Ichnusa (quando ancora l’Ichnusa era una birra da muratori e non una birra fighetta che ho visto pure in un rifugio in montagna qua in Italia), ecco, in questi bar una delle figure di riferimento era quella dello splendido. Lo splendido era un tizio, be’, inutile dirlo, splendido. Più bello, più curato, più decente degli altri avventori. Lo potevi riconoscere dai vestiti eleganti, i capelli impomatati, le sigarette che non erano MS morbide, il fatto che non bevesse Ichnusa (chissà come sta, ora, lo splendido a sapere che l’Ichnusa è diventata splendida anch’essa), ma, osando, chiedeva un cocktail che il barista non sapeva preparare (ma tanto lo splendido mica sapeva come era fatto). Lo splendido stava poco al bar perché ne girava circa una dozzina tra Quartucciu, Selargius, Monserrato, di modo che la sua aura splendente non potesse rovinarsi in esposizioni troppo lunghe, al contrario, ad esempio, di quanto faceva il perno da bar. Per chi è curioso, tratterò la figura del perno da bar in un’altra occasione, per ora vi basti riflettere sul perno, elemento di capitale importanza attorno al quale tutto ruota. Insomma, lo splendido, La Splendente… difficile prendere sul serio una roba del genere.

Fatte queste premesse fondamentali, e annunciatovi che contro La Splendente avevo tutti i pregiudizi del caso, ma che ero pronto a metterli da parte in un estremo gesto di onestà intellettuale finalizzato a riconoscere la grandezza di un autore esordiente (lui sì, io no, mannaggia), ecco, fatte queste premesse, cosa mi sento di dire su La Splendente? Com’è questo libro?

Se avessi la forza di superare le prime venti pagine forse, forse, potrei dirvelo. Ma non ce la faccio. A me di Anela e Tesuridice, Gamelao e Iursippe, Filandro e Gemetea, ecco, a me di tutta ‘sta gente non me ne importa niente. Sarà pure bravo, il Sinatti (e chi lo mette in dubbio?), però mi racconta delle cose che proprio, a me, non interessano. Mette tante belle parole, costruisce frasi con l’aggettivo prima del sostantivo, tipo stretti passaggi e alte rampe di scale, che si capisce che è letteratura quando lo fai, utilizza persino delle metafore da scrittore navigato, per esempio una donna che sa di avere concepito dopo le fatiche d’amore e sente un tepore come se un raggio di luce la illuminasse. Bravo, per carità, ma io preferisco i libri dove una tizia incinta vomita, ha le nausee, si sbatte a prendere gli autobus per arrivare dal ginecologo della mutua a fare una visita e nessuno le cede il posto, altro che tepore e raggi di luce… Ma sono gusti, figuriamoci. Ah, a un certo punto, in una delle venti pagine che ho letto, il Sinatti scrive pure temporalesche, che io pensavo fosse una parola che usano solo quelli del meteo, tipo fenomeni piovaschi. Invece no, la usa anche il Sinatti, vedi un po’ quante cose si imparano a leggere libri, aveva ragione nonna.

Insomma, io getto la spugna (che metafora!), ma però mi piacerebbe davvero tanto conoscere qualcuno che questo libro gli è piaciuto. Voglio dire, secondo me è impossibile, ma non ho più otto anni per pensare di essere la cifra con cui si valuta il mondo, per cui, cari miei, se conoscete qualcuno che ha iniziato La Splendente, non l’ha mollato là sul mobile del salone o sul comodino, e gli è pure piaciuto, ecco, presentatemelo, ché secondo me non esiste nessuno che gli piacciono robe del genere.

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7 pensieri su “La Splendente

    • Vedi, uno si impegna, scrive un gran romanzo, ci mette Castore e Polluce, mica robetta, e poi arriviamo noi con Abatantuono e i massaggi cinesi… A me non mi sembra giusto, voglio dire, la letteratura è una cosa seria.

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  1. Sto leggendo “La splendente” ed è un buon libro. Che tu stia rosicando è palese ma è pure divertente.
    Non conosco lo Splendente ma mi sembra un buon esordio il suo. Certo, di buoni esordi ce ne sono stati parecchi nella storia. E’ per questo che aspetto sempre l’opera seconda perché è quella che vale sul serio: o conferma o distrugge.

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      • Non è affatto noioso, anzi. Si tratta di miti e i miti non possono annoiare. Anzi lo Splendido ha avuto l’idea (vincente) di riproporli in maniera molto “contemporanea” e funziona benissimo.
        Non so quali libri tu sia abituato a leggere ma ti posso assicurare che i libri noiosi sono altri!

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