Racconti

Finalmente online, a grandissima richiesta, i miei racconti. Ora non avete più scuse: capirete da soli che l’invidia che mi attanaglia è giustificatissima. Nel frattempo che rodo – e che continuo a svegliarmi alle 6.27 mentre gli scrittori famosi mi giunge voce che si alzino anche alle 10.34 – potete leggermi.

In questa sezione metterò tutti i racconti che mano a mano rileggo, correggo e finalmente decido di dare in pasto alla critica.

Questo è il primo. Si chiama Dieci euro. Buona lettura.

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Bambini ladri

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Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.
*

Rom, zingari, gitani, camminanti, sinti e nomadi, persino romeni, bosniaci e kosovari, bulgari, macedoni e albanesi. Italiani. Molti italiani. Insomma, persone. Uomini e donne. Difficilissimi da incasellare, catalogare, classificare, tranne che per il commentatore medio che non perde occasione per rivelarsi leone da tastiera: zingari di merda, dice. Io invece avrei un altro modo per definirli: poveri. E i poveri, si sa, ci fanno schifo. Un po’ perché temiamo di diventare come loro e un po’ perché abbiamo paura che ci freghino il posto nella scala sociale. Loro, i zingari di merda sono gli ultimi. Noi stiamo appena un po’ più su, giusto uno o due gradini.

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