La teologia del cinghiale

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Poteva essere una schifezza – cannonau, banditi, morti e sequestri – e invece non lo è. Complimenti a Gesuino Némus per essersi saputo muovere con maestria sul filo del precipizio che separa un ottimo libro dalla buffonata mirtonuragica ad usum continentalis. Se ci penso, a freddo, è una storiella che ha tutti gli ingredienti per ribrezzarmi. E invece no. Quindi ancora più complimenti, soprattutto per il senso dell’ironia che pervade tutto il racconto. Lo leggeresti per ore, uno che scrive così. Io, quando lavoravo in pizzeria, c’era il pizzaiolo che raccontava mille storie. Sapeva di contare balle, io sapevo che le contava, ma però le contava meravigliosamente e quindi non me ne lasciavo sfuggire nemmeno una. Allo stesso modo Gesuino: scrive, racconta e sorride. E noi con lui. A proposito del pizzaiolo, mi è venuta voglia di andare a trovarlo, chissà come sta.

La scuola cattolica

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Signore e signori, non perdetevi questo capolavoro del trash italico, un libro stracultissimo che purtroppo i lettori sono molto meno degli spettatori, altrimenti sai che risate. Io, una mia pietra miliare è il librone di Marco Giusti sui film italiani stracult. Si va dai trashoni naziporno alle pellicole intelligenti, impegnate, filosofiche, sociologiche, super ragionate che, però, mancano clamorosamente l’obiettivo. Ecco, se fosse un film, La scuola cattolica non sarebbe di certo un naziporno, purtroppo per Edo, ma entrerebbe di diritto nel novero dei mattoni indigeribili con ambizioni altissime e risultati inversamente proporzionali alle suddette.
La scuola cattolica si poteva chiamare anche Il diario di Edo, che non ci sarebbero state differenze. Edo è un ragazzo molto intelligente, ma non come Arbus, che riflette su tutto. Sta sempre a elaborare teorie, a ricercare spiegazioni, a fare due palle così al lettore con le sue idee su come va il mondo, e nel frattempo racconta due-tre aneddoti da bancone del bar e sopra gli aneddoti ci costruisce un’altra teoria, e dalla teoria nasce un altro aneddoto, e così via: una teoria, un aneddoto, una teoria, per settecentomila pagine, senza nessun dato di fatto e soprattutto senza ridere mai. Mai. Anzi, una volta ho riso, quando dice:
Pronto, casa Beethoven?
No-no-no-nooo! (sull’aria della nona)

Da vero amante del trash, non posso rinnegare una battuta elementar-pierinesca. Ma torniamo al Diario di Edo. Edo va scuola al SLM, negli anni del DdC, le cui vittime sono RL e DC e io con tutte queste iniziali già mi perdo. A ciò si aggiungano le pagine scritte in corsivo, le elucubrazioni tra parentesi, le poesie buttate con nonchalance (prosa uguale al resto, ma andando a capo a caso) e la frittata è fatta: ma che è ‘sta robba? avrebbe detto Alberto Sordi, che forse non tutti se lo meritano.
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Beverly Hills 09100 – Secondo estratto

In anteprima per voi, miei appassionati lettori, il secondo estratto del mio nuovo fantastico romanzo schifoso. Roba che spaccherete le vetrine delle librerie, per avercelo tutto.

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Si avvicina il momento topico e mi sento rilassato: il piano fila che una meraviglia. Bambino e Calimero sono dalla mia parte, contenti di essere coinvolti nell’iniziativa che ci cambierà la vita. Cioè, a me la cambierà di certo, mentre loro potranno accontentarsi di un miglioramento. Che, partendo dalla merda in cui giacciono, non è un risultato da buttare via. Solo un piccolo tarlo mi ronza attorno all’uccello, e quel tarlo si chiama Mio Cugino Trainspotting. Fortuna che in tasca ho qualche grammo di quella merda sottratta al pennuto nero e tre bonbon che ho appena acquistato a fido da Michele Sammer: se il drogato tentenna, so io come convincerlo.

Guardo il palazzone dove abita il tossico, non vedo movimenti nel balconcino del cazzo, né mi pare di scorgerne all’interno. Niente di strano, l’ho trovato tante di quelle volte accasciato sul letto che mi sorprenderei di più se lo vedessi affacciato alla finestra. Salgo le scale accompagnato dal consueto odore di piscio misto a minestrone, così tipico di questa merda di quartiere. Sul pianerottolo ci sono quattro bambini denutriti che mi si attaccano ai pantaloni.

“Ci dai una caramella?”, mi dice lo stronzetto che ha tutta l’aria di essere il capo.

Io non ho caramelle, non sono mica un pedofilo del cazzo. Mi frugo le tasche e mostro le mani vuote, a dimostrare che non possiedo nulla davvero.

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Bambini ladri

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Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.
*

Rom, zingari, gitani, camminanti, sinti e nomadi, persino romeni, bosniaci e kosovari, bulgari, macedoni e albanesi. Italiani. Molti italiani. Insomma, persone. Uomini e donne. Difficilissimi da incasellare, catalogare, classificare, tranne che per il commentatore medio che non perde occasione per rivelarsi leone da tastiera: zingari di merda, dice. Io invece avrei un altro modo per definirli: poveri. E i poveri, si sa, ci fanno schifo. Un po’ perché temiamo di diventare come loro e un po’ perché abbiamo paura che ci freghino il posto nella scala sociale. Loro, i zingari di merda sono gli ultimi. Noi stiamo appena un po’ più su, giusto uno o due gradini.

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La rivoluzione di Michela Murgia

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La rivoluzione di…

“Che Guevara!”, diranno subito i miei piccoli lettori.

No, ragazzi, avete sbagliato. La rivoluzione di Michela Murgia, detta Kelledda.

Mi son ribattezzata Kelledda e, sì, se vuoi è un nome di battaglia, per me, ma anche per tanti altri. Indipendente e indipendentista, sì, nell’anima e con tutta me stessa. Magari è che Kelledda, io, lo ero da sempre, solo che non lo sapevo. è come aver fatto un cammino iniziatico, come nascere una seconda volta.

Chissà se ride, Michy, quando scrive queste cose. Anche perché, ‘sta genialata è subito, prime righe, bisognerebbe andarci cauti. Capace che uno legge queste cose e si ferma, mica tutti hanno uno stomaco forte come il mio. La rivoluzione di Michela Murgia. Suona tipo L’esegesi biblica di Lino Banfi. Comandaaante Kelledda Muuurgia (cantata come Comandante Che Guevara).

Però magari non è tutto merito suo. Il libro l’ha scritto un giornalista che si chiama Carlo Porcedda, in occasione della campagna elettorale per le elezioni regionali in Sardegna, anno di grazia 2014. Ecco, io adoro i giornalisti dalla schiena dritta che fanno le pulci ai candidati, li mettono sotto, non lasciano niente di intentato.  Con frasi come questa: Continua a leggere

Purity

29450949Complimenti, davvero complimenti ad Andrea De Carlo per questo nuovo romanzo. Molto grande, molto romanzo, molto americano. Molto Grande Romanzo Americano, direi. Ve lo svelo subito: non è vero che si tratta di un romanzo di Andrea De Carlo, no, è di Jonathan Franzen. Sciocchini che non siete altro: Andrea De Carlo scrive mediocri romanzi italiani, Jonathan Franzen scrive il Grande Romanzo Americano. Di continuo e soprattutto consciamente. Lui si siede al tavolino e mica butta giù una storia, un dialogo, una cosa che gli è successa, no, lui compone il Grande Romanzo Americano. A furia di dirglielo, dev’essere che ha cominciato a crederci. E un sacco di gente appresso a lui. Salve, sono Jonathan Franzen e scrivo il Grande Romanzo Americano. E io invece sono Stefano e il Grande Romanzo Americano lo leggo, perché granderomanzoamericanamente parlando, non lascio nulla di intentato. Continua a leggere

La ragazza del treno

25587116Un capolavoro di suspense. Mi ha tenuto sveglio tutta la notte, dice Stephen King su Twitter. Ehi, Stevie, non è che avevi mangiato un po’ pesante quella sera? A me fa lo stesso effetto, uguale uguale, il gorgonzola. Mi piace, ma poi sta là, rimugina, si fa sentire. Io te lo dico perché magari anche tu ne hai mangiato, la sera, prima di leggere, poi sei andato a letto e zac! il mio Re s’è confuso tra la cause. Continua a leggere