La prova

Minca, alla fine Martina mi ha convinta. Provaci, ha detto, tanto cosa vuoi che succede? È vero, cioè, forse è un po’ una stronzata, però mi sa che è l’unico modo per capire che intenzioni ha Roby. Fa un sacco di discorsi, ha un mucchio di belle idee, però fino ad ora sono solo chiacchiere: sentiamo cosa dice quando lo metto alla prova, ché a parlare sono buoni tutti, ma quello che conta è la reazione quando una cosa succede davvero, non quando ne parli. Mi interessa capire, vedere la sua faccia, sentire la risposta, ecco. Cioè, io non è che mi voglio sposare, che cazzo, non ho nemmeno vent’anni, però siccome lui parla parla che sono la donna della sua vita, anche Martina me l’ha detto, fallo, mettilo alla prova. Secondo me lei pensa che a Roby gli piace soprattutto vantarsi, tanto già non me ne sono accorta delle facce che fa quando lui racconta qualcosa, però a me non mi costa niente farlo. Alla fine è solo curiosità, non cambia niente davvero. Cioè, molti pensano anche che porti sfiga fare cose del genere, siccome lo dico allora succede. Tipo quelli che si siedono in una sedia a rotelle e poi restano paralizzati, ma secondo me sono tutte cazzate. Io l’unica cosa che faccio è toccarmi una tetta quando passa il carro funebre, se è vuoto, ma non è che ci credo, più che altro lo faccio per abitudine. E comunque prendo la pillola, quindi col cazzo che anche se lo dico poi succede davvero. Minca, solo un bambino ci manca adesso.

Martina mi ha detto che aveva pensato di farlo con Fede, il suo ragazzo, chissà se è vero, poi lui è morto in moto a Campu Omu e allora altro che metterlo alla prova, mischino. Si è messa piangere, quando ne stavamo parlando, ancora non l’ha superato, mi dispiace un casino. Con Fede stava proprio bene, aveva trovato la persona giusta. Da quando è morto, lei l’unica cosa che fa è sbagassarsi. Non avevano manco fatto la messa del mese e stava giù uscendo con uno di Mara, unu scimpru che lavora da Priamo, al distributore. Minca, lava le macchine e sembrano le sue, quelle che lava, dalle arie che si dà. Invece mi sa che una macchina sua nemmeno ce l’ha, gira con il Golf, ma è del padre. Tutta un’altra cosa Fede, mi stava simpatico e andava anche d’accordo con Roby. L’ultima volta abbiamo fatto Pasquetta assieme, noi quattro a Maidopis. Roby e Fede avevano arrostito salsiccia, io e Martina avevamo preparato l’insalata di riso a casa mia, e alla fine ci eravamo imbrescate di brutto con un vino bianco frizzante che avevamo messo a rinfrescare nel ruscello. Le risate, il giorno, minca l’abbiamo finita a guardare video su YouTube e cantare tipo bambine, ma che cazzo me ne frega, ci siamo divertite.

Mischino Fede con quella cazzo di motocicletta. Io però un’altra Pasquetta con Roby e Martina la faccio solo se lei ne trova uno normale. Con quel coglione che lava le macchine io non ci vado nemmeno se mi pagano. Ma da qui a Pasquetta prossima chissà cosa succede, ne avrà cambiato già quattro o cinque di ragazzi, più quelli che ci scopa e basta. Speriamo che ne trovi uno tranquillo, simpatico, e soprattutto che la vuole bene. Io lo so che si sbagassa così solo perché non trova quello giusto, solo che deve stare attenta, controllarsi un po’. Per dire, anche Andrea Rubinetto, quello che abita giù dalla discesa di nonna, l’altro giorno mi ha chiesto il suo numero. Minca, è bellina l’amica tua, mi ha detto, e ha fatto un sorriso che non mi piaceva per niente. Io a lui lo conosco bene, ci ho anche sfranellato quando ero alle medie, è unu bagasseri. Martina bisogna che si calmi perché una volta che le voci girano, lo sanno tutti che sei bagassa e sei rovinata. L’unico poi è partirsene fuori, come ha fatto Marianna, la figlia di quella dell’edicola. È andata a Londra, mi sa, e di certo non ha sbagliato. Il video imbriaga perdia che fa un pompino a due tipi nel parcheggio del Sunrise l’hanno visto tutti, qua, e continuano a vederlo, l’ho visto anche io, ma intanto lei è lontana e quando esce di casa non si sente gli occhi addosso. Può fare quello che vuole senza pensare alla gente.

Non voglio dire che Martina sia a quei livelli, però se continua a pippare ogni fine settimana, a uscire con gente losca e sbagassarsi così, sicuro che qualche casino le succede. Io la conosco bene, l’ho vista quando è fatta, non si controlla più. Ci manca solo un video di lei che codda con qualcuno. Sono cose che bisogna stare attente, quelle, per una cazzata rischi di rovinarti la vita. Per dire, anche io ho foto dove sono nuda, però me le sono fatte io, da sola, dagli altri non ne faccio fare, e quelle che ho non si vede nemmeno la faccia. Le ho mandate a Roby, gli piacciono un casino, ma anche se ci molliamo e fa il vigliacco e le manda a gente, io non sono preoccupata: che provino a riconoscermi dal ciccio, se sono capaci. Poi io di Roby ho anche una foto sua nudo che si vede la faccia e deve essere la prospettiva, o che cazzo ne so, ma comunque è uscito con la minca piccola piccola. Se solo prova a sputtanarmi, faccio vedere a tutti il suo pisellino. Nella realtà non è nemmeno così piccolo, normale, anche se il mio ex ce l’aveva più lungo e più grosso, soprattutto. A Roby non gliel’ho mai detto, mischino, poi ci resta male se gli racconto che il mio ex aveva il cazzo più grande del suo. Sono tutti fissati, i maschi, con le dimensioni del pisello. Mio fratello l’avevo beccato a tredici anni che se lo stava misurando in bagno, coglione, se l’era coperto con un asciugamano ed era rimasto con il righello in mano. Minca, geometria stava studiando. Ora dovete vederlo, tutto figo, con gli amici e la pivellina, ma se mi fa girare i coglioni un giorno o l’altro glielo ricordo, del righello in bagno.

Roby poi pensa anche che io ero vergine, quando mi sono messa con lui. Non sa un sacco di cose, di me, niente di grave, ma per lui sono importanti, è tutto fissato. Me l’aveva chiesto subito, il primo giorno che siamo usciti assieme, dopo che ci siamo baciati nella piazzetta del cimitero. Sei vergine, mi aveva chiesto. E io gli avevo detto di sì, perché ci tenevo a lui e secondo me lui voleva sentirsi dire di sì. Non ero vergine, ma non pensate nemmeno che sono bagassa. Prima di Roby l’ho fatto solo con due ragazzi e con lui sono a tre. Martina mi ha detto l’altro giorno di essere arrivata a trentuno. Trentuno, minca mia a lei. La mia fortuna è che in paese non sono mai uscita molto, quindi a Roby gli potevo raccontare le storie che volevo. I ragazzi che ho avuto prima di lui erano uno di Pirri, quello con cui l’ho fatto la prima volta, ci sono rimasta quattro mesi, e poi il mio ex storico, Fabiano, quello che ce l’ha più grande del suo. Dico i ragazzi con cui ho fatto sesso, perché se conto anche le sfranellate, soprattutto alle medie, minca mi sa che supero i trentuno di Martina.

Poi parla parla, proprio lui che non era nemmeno vergine quando si è messo con me. La conosco anche, la sua ex, ma a me di queste cose non me ne frega un cazzo. Voglio dire, mi vuoi bene? Vuoi stare con me? E allora che cazzo c’entra cos’hai fatto nel passato? Minca, sarà più importante vedere come ti comporti dopo, non prima. Anche per quello stasera glielo dico, voglio vedere come reagisce. E comunque, vergine o no, si capiva che di sesso non è che era esperto. Io invece siccome gli avevo detto che non l’avevo mai fatto, ho dovuto fare tutta l’innocente, come se vedevo minca per la prima volta. Non è che sono una pornostar, però con Fabiano ci sono stata due anni e in due anni qualcosa impari a farla.

La prima volta che l’abbiamo fatto, con Roby, ho aspettato che mi stava finendo il ciclo. Minca, ho dovuto cercare la combinazione di casa vuota e ciclo alla fine, perché lui diceva che in macchina la prima volta non è romantico, e io invece dovevo salvarmi dalla cazzata di essere vergine. Anche di quello ne avevo parlato con Martina. Minca, mi aveva detto, fallo quando ti sta finendo il ciclo così si sporca di sangue e ci crede che sei vergine davvero. Io non ero troppo convinta, una cosa è il sangue vivo che avevo perso davvero la prima volta, un’altra quello che resta alla fine del marchese. Alla fine mi sono convinta, ho fatto come diceva Martina, e Roby ci è cascato come un coglione. Nemmeno mi voglio ricordare quello che diceva, mischino, tutto preso nella parte di quello che sa come si codda. Poverina, mi diceva, ti è anche uscito sangue, si sentiva proprio che sei stretta. Minca, gli volevo rispondere che non avevo nemmeno partorito tre gemelli, per aprirmi, o che non ero bagassa come quelle dei film porno che si guarda, ma alla fine me ne sono sbattuta. Se lui era contento così, perché farlo rimanere male? Mi vuole bene, e se non è troppo furbo pazienza. Che poi quel giorno, quello della prima volta, se stava attento si accorgeva anche che qualcosa in più di lui  la sapevo. Per dire, spingeva spingeva e non entrava. Ci credo, spingeva fuori dal buco, hai voglia di spingere, è una minca, non un trapano. Gliel’ho preso io e me lo sono infilata dentro, che se aspettavo lui mi faceva un altro buco a fianco. Una vergine in teoria non dovrebbe saperlo, come si prende un cazzo dentro, ma lui era talmente eccitato di scopare che non ci ha nemmeno fatto caso.

Ora un po’ si è svegliato: secondo me, con la ex, a parte infilarglielo non aveva fatto altro. Invece noi facciamo sesso bene, non mi lamento, anche se ultimamente si sta fissando un po’ troppo con le cose porno. Ma io sono una che mi accontento, voglio dire, anche con il mio ex secondo me scopavamo bene. Poi ci siamo lasciati, minca, era difficile vederci, nemmeno avevo la macchina, a lui gli avevano sequestrato la patente, un casino. Sono contenta che non abbiamo litigato, alla fine, e mi manda ancora gli auguri per Natale e per il mio compleanno. L’ho salvato come Fabiana, nella rubrica, così quando mi arrivano i suoi messaggi Roby non mi rompe i coglioni. È una mia ex compagna, gli dico. Su Whatsapp comunque l’ho bloccato, non si è mai permesso di mandarmi messaggi, però non si sa mai, metti che una sera beve più del solito e mi scrive robe che poi mi devo giustificare, se sono con Roby. Meglio evitare.

Anche questa gonna che ho me la metto solo perché piace a Roby. Corta corta, se mi piego si vede il buco del culo. Tanto faccio da casa alla macchina sua, e dalla macchina sua a casa di nuovo, non è che dobbiamo andare in posti speciali. Nemmeno mi faccio vedere da mamma, vestita così. Cioè, non mi nascondo, né faccio come Alessandra, la sorella di Maciste, che esce con i jeans e si mette la minigonna in borsetta, ché il babbo la picchia e non la fa uscire se la vede vestita da bagassa. Minca, si cambia nel bar di Glieriga e la gente si scallara de s’arrisu quando la vede entrare vestita seria e poi esce che sembra pronta ad andare a battere. Io più che altro evito perché non mi va di parlare, né di vedere la faccia di papà che mi guarda e scuote la testa, come se anche a lui non gli piacciono queste cose. Tanto già non me ne accorgo, quando uso il portatile che c’è in mansarda, che inizio a scrivere Y per vedere i video su YouTube e invece il computer mi suggerisce YouPorn. Minca, non è nemmeno buono a cancellare la cronologia. Resto in camera vestita così, e quando Roby mi manda un messaggio che è sotto casa, saluto dall’andito e esco. Se si affaccia mamma, pazienza, la conosce la gonna, me la lava lei, se mi vede papà invece la tirò un po’ giù, giusto per non sentirlo. Che poi lo sanno tutti e due che con Roby vado a Sa Pedralla a coddare, però non ne parliamo. Solo una volta mamma mi ha detto di stare attenta, in giro c’è un boccomero, non fidatevi. Minca, sono sbiancata, ma non per il boccomero, che cazzo me ne frega, ma perché mi vergogno che mamma mi dice quelle cose. Mi porta dal ginecologo, mi compra lei la pillola, però mi vergogno lo stesso, non lo so perché.

“Piccola, sono fuori”.

Mi chiama Piccola. Io lo chiamo Amore. Ci siamo abituati così, è una cosa bella. Saluto e esco, senza vedere nessuno. Meno male. Anche mio fratello non c’è, se n’è uscito prima con la pivellina, per cui non devo sentire le sue battute che non fanno ridere. A volte Roby entra a casa, mamma e papà lo conoscono, e sono anche abbastanza contenti di lui. Conoscono i genitori, sanno che è gente brava, sono tranquilli. Meglio così, con Fabiano mamma mi rompeva troppo i coglioni, non è il caso di frequentare gente di fuori, che ne sappiamo di chi sono, cose così. Io la lasciavo cantare, però anche non sentire tutte queste cose mi fa stare meglio. Papà la prima volta che gli ho presentato Roby ha fatto anche lo scemo. Io lo voglio troppo bene, a papà, però non si sa comportare. O si getta nel divano e non parla con nessuno, frastimando contro gente che dice che lo vogliono inculare, oppure si crede un ragazzino e fa l’amico con tutti. Simpatico è simpatico, se vuole, ma però esagera. A Roby quando lo ha conosciuto lo ha assoggettato subito. E quello, scemo, per fare bella figura, c’è cascato come un coglione. Per dire, papà è muratore da quando era ragazzino e se deve prendere per il culo qualcuno dice tutte quelle cazzate che raccontano i muratori quando vogliono mettere in mezzo un novellino. Tipo portami una squadra tonda, oppure vai in ferramenta e compra due confezioni di ombra di scaffale. Una volta ne aveva mandato uno a casa, avevano il cantiere in fondo alla strada, stavano facendo le palazzine di signor Soldi, un ragazzino tutto accallonato, forse anche più piccolo di me. Mi ha chiesto tuo padre se mi puoi dare un sacco di pretese che se l’è dimenticato a casa, aveva detto. Le risate, mamma era dietro di me piegata, minca, gli ho dovuto dire che non sapevo dov’era e sono rientrata chiudendo il portoncino per non ridergli in faccia. Papà a cena continuava a farselo raccontare, voleva sapere tutto, mischino quel ragazzino, non so nemmeno che fine ha fatto. Bisogna che glielo chiedo a papà.

Io me la pensavo che anche con Roby voleva dire cose del genere, l’avevo capito dalla faccia. Ma tu sei Carrus dei Carrus di Sant’Eusebio, gli aveva chiesto. Minca, io gli avevo detto pa’ abbiamo fretta dobbiamo andare, ma lui niente, lascia stare che gli devo chiedere una cosa. Roby, tottu scimpru, invece di ascoltarmi si era messo a sentire papà, e io lo capivo che lo stava assoggettando. Tuo zio è Gianni Carrus, vero, quello che fa movimento terra? Roby tutto fiero diceva di sì a ogni cosa. E papà insisteva. No, perché dove sto lavorando adesso dobbiamo spostare un pozzo, gli ha detto, una fontana, sarà quindici al massimo venti metri, e mi chiedevo se tuo zio c’ha il mezzo per spostarla. Minca, non si preoccupi signor Arbau, glielo dico io a zio, lo sento fisso, non mi costa niente, alla fine se non ce l’ha lo procura, un rimorchio. Grazie Roberto, gli aveva detto papà stringendogli la mano. Mamma in cucina, a lacrime era. Papà tutto serio, poteva fare l’attore invece del muratore. Quando siamo usciti mi sono affraccata a Roby, minca ma ti vuoi svegliare gli ho detto, non lo capivi che ti stava prendendo per il culo? E lui che cazzo mi ha detto? In che senso, mi ha detto. In che senso? Nel senso ca ses tottu ammincau, ecco il senso, secondo te si può spostare un pozzo? Sposti un buco in terra e lo metti in un altro posto? La devi smettere di farti bello con gli altri quando non sai le cose, ti prendono per il culo. Minca, per la vergogna è rimasto mesi senza farsi vedere a casa. Solo a Natale è tornato per fare gli auguri, ma per fortuna che papà era incazzato nero sul divano e non gli ha ricordato del pozzo.

Con i tacchi sto troppo bene. Si abbinano alla gonna, sembro una cazzo di blogger di moda. Solo che sono scomodi, non sono abituata, se li tengo per molto mi taglio fisso il tallone e il dito grande, però mi piacciono. A lavoro sto tutto il giorno in piedi, con la divisa da salumiere e quelle cazzo di scarpe antinfortunistiche, quando torno a casa non mi vedo l’ora di stare comoda. Che poi le antinfortunistiche nemmeno servirebbero, ma da quando Germano Simbula gli è caduta l’affettatrice addosso quando la stava pulendo, il caporeparto ci obbliga a metterle, se no multa. Minca, se mi vestivo così a lavoro, vuoi vedere che vendevamo il triplo? Io me li metterei anche per uscire, i tacchi, ma Roby è più basso di me e se me li metto quando andiamo al Bazar o alle Vele si sente in imbarazzo. È un bel ragazzo, fatto bene, tutto muscoloso, minca non ha un filo di grasso, però è piccolino. Con i tacchi che ho oggi non mi arriva nemmeno alle spalle. Gli piacciono anche a lui, però, e quando andiamo a coddare vuole che me li metto. Tacchi e minigonna, dice che lo fanno eccitare.

Chiudo il cancelletto e scende per aprirmi lo sportello. Proprio non ho niente da lamentarmi, con lui. Mi vuole bene e io ne voglio a lui. Mi tratta bene, mi pensa sempre, dice che senza di me non potrebbe stare, che sono la ragazza migliore che c’è. Secondo me è vero, ma quando ne parlavo con Martina mi ha fatto venire i dubbi. Gua’ che dicono tutti così, mi ha detto, minca, finché non ci sono problemi è facile dire che ti ama. Poi, la prima volta che succede qualcosa, o che si annoiano, allora passi in secondo piano. Credo che siano tutte cazzate, Martina è solo invidiosa che io e Roby stiamo bene assieme, mentre lei codda con questo e con quello, ma scommetto che pagherebbe per avere uno che le apre lo sportello. Poi, voglio dire, bisogna anche accontentarsi, ché se aspettiamo il principe azzurro facciamo in tempo a invecchiare, tipo zia Anna, la sorella di papà, che non le andava bene niente e vive ancora con nonna. Ora, su spassiu più grande che ha è andare alla novena in chiesa e piranciulare con le altre bigotte. Io comunque credo che tra principe azzurro che non arriva e sbagassarsi con il primo che capita, una può trovare anche altre soluzioni: siccome di principi azzurri in giro ce ne sono pochi, alla salumeria della Conad non ne ho visto uno mai, bisogna farsi andare bene quello che c’è. E a me Roby va bene. Solo che Martina mi ha messo l’idea e ora sono curiosa anche io di vedere la sua reazione. Speriamo che non si incazzi, ma non credo, non è tipo che si incazza, lui. Magari mi bacia e mi abbraccia, così poi io gli dico che non è vero niente, mischino, non voglio che si agiti troppo.

Glielo stavo per dire appena saliti in macchina, ma si è messo a raccontarmi che oggi a lavoro ha avuto dei casini, allora mi sono messa ad ascoltarlo. Lavora da TD Carni Fresche, fa le consegne. Gira fisso in furgoncino, Cagliari, Quartu, anche paesi più lontani. Poi ogni tanto di sera va anche da Maurizio Ridotta, quando c’è bisogno. Un po’ sta in sala, un po’ porta le pizze a domicilio. A volte gli faccio compagnia, così dopo che smonta andiamo direttamente a Sa Pedralla. Si dà da fare, niente da dire, per il compleanno mi ha regalato l’iPhone 7 e non è che ha dovuto fare tanti sacrifici. Lavora, risparmia e poi mi accontenta. Io invece gli ho regalato una panca multifunzione da palestra, ma non di quelle burde che vendono da MediaShopping, l’ho pagata più di cinquecento euro, me la sono fatta consigliare da Antonello il personal trainer dove si allena Roby.

Si è tolto i pantaloni e gli sto accarezzando il cazzo. È arrettu perdiu e non vede l’ora che glielo succhio un po’. Mi tiene una mano sulla testa e cerca di spingermi, ma non con violenza, non mi manca mai di rispetto. Lo faccio aspettare. Si è rasato oggi, è liscio liscio. Anche io ho il ciccio senza peli. Me l’ha chiesto lui e io gli ho detto che andava bene, ma se lo doveva rasare anche lui. Minca, non gli è sembrato vero, si crede una specie di attore porno con il pisello rasato. Io il ciccio con Fabiano me lo depilavo sempre, ma quando l’ho fatto per la prima volta con Roby avevo i peli, non volevo che pensava male, dove si è vista una vergine tutta rasata? Poi a me il cazzo rasato mi piace anche, minca prima quando glielo succhiavo ero fissa che sputavo peli, sembrava che stavo mangiando sardine.

Ho ancora i tacchi, mi sono tolta il perizoma e ho la gonna sollevata. La magliettina invece è abbassata, gli piace così, con le tette che escono fuori. Mi sta venendo il dubbio che si sta depravando troppo con quelle cazzo di cose porno che si guarda. Gli ho fatto spegnere il tablet, non me ne frega niente di vedere gente che codda quando possiamo coddare noi. Un video ogni tanto lo possiamo anche guardare, ma adesso glielo sto per dire e non voglio gente che ansima in sottofondo. Mi sollevo, mi giro e mi metto in ginocchio sul sedile. Continuo a toccagli il cazzo, mi piace vederlo così duro sulla pancia piatta. Mi avvicino, come per succhiarglielo, invece mi giro, lo guardo in faccia e glielo dico.

“Amore, sono incinta”.

Minca, il cazzo da duro che era si ammoscia in un attimo. Ero là che toccavo un pezzo di ferro, e ora invece sembra che sto coccolando un passero morto.

“Hai capito?”.

Mi scosta con un braccio, cerca le mutande, poi i pantaloni e la maglietta.

“Scendi”, mi fa.

“Che cazzo stai dicendo?”, gli dico.

“Scendi!”.

Esce dalla macchina, fa il giro e mi apre lo sportello.

“Scendi”, mi urla.

Mi metto le tette dentro la maglietta, mi tiro un po’ giù la gonna e scendo anche io.

“Hai capito?”, gli faccio, “sono incinta”.

Aspetto che si avvicini, che mi abbracci, che dica qualcosa. Nemmeno mi risponde. Fa di nuovo il giro, sale in macchina, l’accende, fa marcia indietro, mi lancia la borsetta fuori, gira e se ne va. Minca, rimango sola come una bagassa. Fanculo a Martina e alle sue prove del cazzo. È tutto fango, in terra, e meno male che c’è la luna e vedo dove metto i piedi. Cioè, forse sarebbe meglio non vedere, visto che ci sono fazzoletti, preservativi, sigarette, bottiglie di birra. Mi sto sporcando le scarpe, brutto coglione, e ho questa cazzo di gonna che mi sale su lasciandomi con la figa fuori a ogni passo che faccio. Le mutande sono rimaste in macchina, testa di cazzo. Piccolina la vergogna se mi vede qualcuno. Meno male che quelli parcheggiati qua stanno pensando ad altro, non a guardare fuori dai finestrini. Minca, se passa gente che conosco penserà che sono diventata boccomera. Figlio di bagassa, non me la doveva fare questa. Vorrei chiamare qualcuno, ma chi cazzo chiamo? Meglio che torni a casa a piedi e non mi veda nessuno, sembro una cazzo di troia picchiata dal protettore.

Sono ancora nella discesa di Sa Pedralla, quando vedo fari arrivare. Minca, mi tolgo dalla strada e mi imbosco in una casa in costruzione. È quel coglione di Roby. Continua a salire. Arriva su, lo vedo che fa manovra e punta la macchina verso giù. Si illumina il cellulare, mi sta chiamando, col cazzo che rispondo. Alla fine c’aveva ragione Martina, anche se secondo me non l’ha fatto per amicizia. Non lo puoi mai sapere, cosa fanno, finché non li metti alla prova.

E se avete voglia, potete leggere gli altri racconti: Dieci euro, Mariolino, Giuseppe voleva andare al mare, La piscina e Maya.
Annunci