Tortelli & Porcelli

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All’inizio sembrava meglio, poi pian pianino peggiora, fino a diventare noioso. Peccato. Mi ha ricordato quando ero giovane e con un mio amico scrivevamo un romanzo. Anzi, IL ROMANZO per eccellenza. Ci mettevamo al computer e raccontavamo le storie che ci facevano ridere, unendole con un filo comune* . Siccome la mentalità era quella del cretino delle medie (ma avevamo vent’anni**) c’erano soprattutto sesso e prese in giro. Ci stava antipatico qualcuno? Detto fatto, in un attimo si ritrovava protagonista di un gustoso aneddotto letterario. C’era una ragazzina che solleticava i nostri peggiori istinti? E chi eravamo, noi, per negarle una parte nel magico mondo delle lettere? Continua a leggere

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Il rumore della pioggia

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Peccato, gli ingredienti c’erano tutti, a partire da una copertina molto bella. Aggiungeteci poi Firenze, l’Oltrarno, un antiquario morto ammazzato… sarebbe potuto essere un ottimo noir. Invece no, è solo un libro abbastanza noioso, che si lascia leggere ma non coinvolge.
La scrittura è sciatta, talvolta banale, poco efficace. Sarà che vengo da Lansdale e quindi chiunque capiti dopo fa la stessa figura di Cinciarini dopo aver visto giocare Teodosic, o sarà che ho affinato il palato, sarà quel che sarà, come diceva quel tale, ma resta il fatto che una scrittura non curata è una scrittura indigesta. Continua a leggere

La ragazza del treno

25587116Un capolavoro di suspense. Mi ha tenuto sveglio tutta la notte, dice Stephen King su Twitter. Ehi, Stevie, non è che avevi mangiato un po’ pesante quella sera? A me fa lo stesso effetto, uguale uguale, il gorgonzola. Mi piace, ma poi sta là, rimugina, si fa sentire. Io te lo dico perché magari anche tu ne hai mangiato, la sera, prima di leggere, poi sei andato a letto e zac! il mio Re s’è confuso tra la cause. Continua a leggere

L’ombra del falco

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So che è qui da poco, ma questo credo che è un caso semplice, dice un tizio nel libro. E l’Autore ce lo fa notare, utilizzando l’immagine abusata del rumore di una lavagna graffiata. Ora, io non sono un fissato con la grammatica, né un particolare estimatore del congiuntivo. Anzi. Soprattutto nei dialoghi apprezzo l’indicativo, il parlato, il detto male. Avrei tralasciato volentieri, se solo l’Autore non me l’avesse fatto notare, chiedendosi tra l’altro come possa superare il concorso per uditore giudiziario uno che non conosce i congiuntivi. E cosa mi combina, l’Autore, qualche riga dopo? Questo: aveva pensato che era quello che le ci voleva, stasera. Non vi dico di indignarvi per quel le ci che fa tanto brigadiere affetto da lirismo acuto, tout est pardonné, però cerchiamo di non ferire di congiuntivo, perché rischiamo di perirne. Continua a leggere