La rivoluzione di Michela Murgia

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La rivoluzione di…

“Che Guevara!”, diranno subito i miei piccoli lettori.

No, ragazzi, avete sbagliato. La rivoluzione di Michela Murgia, detta Kelledda.

Mi son ribattezzata Kelledda e, sì, se vuoi è un nome di battaglia, per me, ma anche per tanti altri. Indipendente e indipendentista, sì, nell’anima e con tutta me stessa. Magari è che Kelledda, io, lo ero da sempre, solo che non lo sapevo. è come aver fatto un cammino iniziatico, come nascere una seconda volta.

Chissà se ride, Michy, quando scrive queste cose. Anche perché, ‘sta genialata è subito, prime righe, bisognerebbe andarci cauti. Capace che uno legge queste cose e si ferma, mica tutti hanno uno stomaco forte come il mio. La rivoluzione di Michela Murgia. Suona tipo L’esegesi biblica di Lino Banfi. Comandaaante Kelledda Muuurgia (cantata come Comandante Che Guevara).

Però magari non è tutto merito suo. Il libro l’ha scritto un giornalista che si chiama Carlo Porcedda, in occasione della campagna elettorale per le elezioni regionali in Sardegna, anno di grazia 2014. Ecco, io adoro i giornalisti dalla schiena dritta che fanno le pulci ai candidati, li mettono sotto, non lasciano niente di intentato.  Con frasi come questa: Continua a leggere

Le palpebre, candide e lisce, prodigiosamente ancora impigliate all’infanzia

Vorrei iniziare a scrivere sul blog con la recensione di un capolavoro della letteratura contemporanea: Chirù, di Michela Murgia, pubblicato da Einaudi nel 2015. Il testo è già apparso su Goodreads e su anobii, ma mi va di autocelebrarmi, per cui: rieccolo.

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Chirù che pensa se lo sapevo col piffero che facevo il protagonista di un romanzo.

Innumerevoli concetti si fanuccano raminghi nel mio io dopo una tale cordellata solitaria, e perciò stesso degna di attenzione, di acclusivi concetti editieri di sconfinata sentimentalizzazione reciproca.
Ahn?
Boh!
È che dopo aver letto tutto d’un fiato l’ultima fatica letteraria di Michela Murgia mi sento un genio della letteratura anche io – che vi credete? – e le parole difficili già esistenti per me non sono sufficienti, per cui ne invento di più difficili.

Com’è Chirù, allora? A caldo, e tuttavia dopo meditata riflessione, verrebbe da articolare un giudizio complesso, tale per cui possa essere espletato in apposita tazza di ceramica all’uopo progettata con riferimenti a comportamenti sopra le righe che talvolta esulano la normalità. ‘rca miseria, Michela Murgia mi ha contagiato e non riesco più a dire cagata pazzesca senza contorcermi con l’italiano. Si tenga tuttavia presente che tale definizione non vuole essere assolutamente lesiva dell’opera di genio della nostra scrittrice preferita, trattandosi solo e indubbiamente di citazione, alla quale rimando.

Ma vediamo di argomentare. Continua a leggere