La Splendente

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Prima della recensione vera e propria, è necessario chiarire alcuni punti.
1) Cesare Sinatti ha vinto il Premio Calvino con La Splendente. Io invece ho partecipato e non ho vinto con La banda dello Zingaro. Di là splendente, di qua zingari… capirete che la corrispondenza di letterari sensi è quella che è.
2) Lui ha vinto e io no: rosico? Certo, ma io rosico nei confronti di chiunque non si debba alzare la mattina per andare a lavorare, ma rosico buono, cioè, non è che voglio che gli altri stiano male e io bene, chi se ne frega degli altri, basta che stia bene io, possono stare bene anche gli altri. Tutto ciò per dire che ho preso in mano La Splendente mica arrabbiato con il Sinatti, ma anzi davvero incuriosito per le sorti della nuova narrativa italiana.
3) La Splendente. Ogni volta che penso a questo titolo mi viene in mente Diego Abatantuono prima che diventasse intelligente, quando vestiva i panni di Cecco, il nipote del fornaio che aveva sedotto la signora Pina. Ecco, se non sapete chi sia Cecco, né conoscete la signora Pina, allora Cesare Sinatti potrebbe piacervi. Se invece, come me, sorridete al sol pensiero di Tonatella Erezione quella di Splentito Splentente, forse è meglio che restiate su YouTube a vedere vecchi spezzoni di film invece che leggere La Splendente.
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La paranza dei bambini

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Ognuno di noi ha timori, paure, incubi, fobie. I più bravi se ne fanno una ragione e riescono a conviverci. Altri, come me, scelgono una strategia diversa. Sicuramente meno coraggiosa, probabilmente pavida: evitiamo le situazioni spiacevoli, le fuggiamo, fatichiamo – e non poco – per costruire un mondo in cui il terrore resti confinato fuori dal recinto che abbiamo innalzato. Non è un comportamento da persone mature, lo ammetto: i veri uomini prendono i problemi di petto e li risolvono. Io no, io scappo. I veri uomini, però, fanno pure le flessioni, bevono whisky, si indignano e scuotono la testa quando qualcosa palesemente non va come dovrebbe andare, fanno battute sul sedere della tizia che è appena passata, parlano di cilindrata delle macchine, si fanno la barba (o peggio: non se la fanno e la curano meglio di come Masahiko Kimura cura i bonsai), per cui non è che mi dispiaccia tanto non essere considerato un vero uomo. Continua a leggere