Bruciare tutto

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Io di libri brutti ne ho letti – persino uno di Christopher Hitchens, una volta – ma questo qua li supera tutti. Ma davvero, quasi quasi mi indigno per quanto è brutto. È una schifezza, proprio. Scritto male, con una trama (trama poi…) costruita a tavolino e sviluppata in modo illogico, irrealistico, tanto chi se ne frega, c’è di mezzo un prete pedofilo, frega niente se l’intreccio è una buffonata. E i personaggi, signora mia, dei personaggi ne vogliamo parlare? Macchiette che parlano come nessuno parla, che esprimono concetti che al Siti saranno parsi intelligenti (o sarà parso intelligente ragionarci su), ma che trovo altrettanto dibattuti dalla D’Urso, al pomeriggio, forse con minori riferimenti intellettuali, ma di certo espressi in un italiano più vero. Continua a leggere

I difetti fondamentali

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Ho letto quattro racconti, l’ultimo a salti, il terzo anche. Non credo che ne leggerò altri, nonostante le mirabolanti promesse che campeggiano in copertina. L’arte del racconto al suo meglio. E vabbe’, lo so che non è colpa dell’autore, non decide lui cosa mettere in copertina, ma però a me mi danno una brutta sensazione lo stesso queste frasi. L’arte del racconto al suo meglio, insomma, e credo di averlo già detto, ma paroledel genere mi fanno pensare al mese di luglio, quando il Cagliari presenta Pablo Fernando Dettori Ibañez, detto Niño El Maciniño, introdotto dagli addetti ai lavori come il prototipo del calciatore moderno, una via di mezzo tra Beckenbauer, Figo e Beppe Baresi. Tempo tre mesi e il suddetto Niño viene mandato in prestito ai Leones de Sant’Agata – deve farsi le ossa, si dice –  e nessuno lo vedrà mai più. Continua a leggere

Tortelli & Porcelli

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All’inizio sembrava meglio, poi pian pianino peggiora, fino a diventare noioso. Peccato. Mi ha ricordato quando ero giovane e con un mio amico scrivevamo un romanzo. Anzi, IL ROMANZO per eccellenza. Ci mettevamo al computer e raccontavamo le storie che ci facevano ridere, unendole con un filo comune* . Siccome la mentalità era quella del cretino delle medie (ma avevamo vent’anni**) c’erano soprattutto sesso e prese in giro. Ci stava antipatico qualcuno? Detto fatto, in un attimo si ritrovava protagonista di un gustoso aneddotto letterario. C’era una ragazzina che solleticava i nostri peggiori istinti? E chi eravamo, noi, per negarle una parte nel magico mondo delle lettere? Continua a leggere

Works

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Insomma, io non so cosa dire. Sono un vecchio borbottone, per cui non capisco bene questo genere che va di moda oggi – addirittura autofiction, ho letto da qualche parte, che poi sarebbe la versione in inglese letterario e maccheronico dell’amico che conta balle – e che annovera tra i migliori esponenti l’Albinati e il Trevisan. Sono più o meno romanzi come gli altri, ma basati su una storia vera, come le fiction di Canale 5. Works è la storia della vita lavorativa del Trevisan, prima che il Trevisan diventasse scrittore. Continua a leggere

I migliori di noi

Volevo leggere questo libro per fare una bella stroncatura. Non lo leggo, però, e lo stronco lo stesso. Sulla fiducia

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Se volete un consiglio, non leggetelo nemmeno voi. Impiegate meglio il vostro tempo, ad esempio sfogliando una vecchia edizione del calendario di Luca Sardella e Janira Majello.

Il rumore della pioggia

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Peccato, gli ingredienti c’erano tutti, a partire da una copertina molto bella. Aggiungeteci poi Firenze, l’Oltrarno, un antiquario morto ammazzato… sarebbe potuto essere un ottimo noir. Invece no, è solo un libro abbastanza noioso, che si lascia leggere ma non coinvolge.
La scrittura è sciatta, talvolta banale, poco efficace. Sarà che vengo da Lansdale e quindi chiunque capiti dopo fa la stessa figura di Cinciarini dopo aver visto giocare Teodosic, o sarà che ho affinato il palato, sarà quel che sarà, come diceva quel tale, ma resta il fatto che una scrittura non curata è una scrittura indigesta. Continua a leggere

La scopa del sistema

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Allora. Parce sepulto, diceva quello. E io lo parco il sepulto, eccome se lo parco. La prima volta che ho sentito parlare di David Foster Wallace è stata quando è morto. Prima, mai. E per qualche giorno mi era sembrato che non averlo letto – dai, non hai letto Infinite Jest? E neanche La scopa del sistema? – fosse una terribile colpa da espiare al più presto. Insomma, devo confessare che ero un po’ preoccupato: questo signore americano qua, un mezzo genio mezzo drogato mezzo alcolizzato mezzo depresso mezzo matto, si è suicidato a quarantasei anni nella mia più totale inconsapevolezza. Un tarlo lo divorava dall’interno, hanno scritto i migliori coccodrillisti, e io felice e contento, indifferente ai suoi drammi. Che vergogna. Continua a leggere