Piccola osteria senza parole

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Intanto, la copertina. L’ha disegnata Alessandro Gottardo e si farebbe un torto a non citarlo. È talmente bella che le pagine potrebbero essere pure bianche, dentro. Ci accontenteremmo e terremmo il libro sull’Expedit all’ingresso, come se fosse quel disegnino di Keith Haring che ci piace guardare quando rientriamo a casa. Continua a leggere

Le otto montagne

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Lamberto Dini è bruttissimo. Dice: sì, ma si veste bene. Porca puttana, brutto com’è ci mancherebbe altro che si vestisse male.
Paolo Hendel

Ognuno ha i maestri che si merita e io, sia detto senza falsa modestia, Paolo Hendel me lo merito tutto. Così, mentre leggevo Le otto montagne, riflettevo sul pensiero dell’istrione fiorentino e lo malleavo alla bisogna: che sia, questo libro, equivalente letterario del succitato dirigente d’azienda, economista e politico italiano (fonte: Wikipedia) dai lineamenti non così gradevoli ma che, tuttavia, indossa capi di pregevole fattura? Per rispondere a tale domanda, c’è bisogno di uscir di metafora e affrontare la vexata quaestio che tanto fa tribolare i critici più esperti: si può scrivere bene una brutta storia? E, specularmente, si può scrivere male un bel romanzo?

Partendo dalla fine, direi che la risposta all’ultima domanda non può che essere negativa. Continua a leggere

Bruciare tutto

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Io di libri brutti ne ho letti – persino uno di Christopher Hitchens, una volta – ma questo qua li supera tutti. Ma davvero, quasi quasi mi indigno per quanto è brutto. È una schifezza, proprio. Scritto male, con una trama (trama poi…) costruita a tavolino e sviluppata in modo illogico, irrealistico, tanto chi se ne frega, c’è di mezzo un prete pedofilo, frega niente se l’intreccio è una buffonata. E i personaggi, signora mia, dei personaggi ne vogliamo parlare? Macchiette che parlano come nessuno parla, che esprimono concetti che al Siti saranno parsi intelligenti (o sarà parso intelligente ragionarci su), ma che trovo altrettanto dibattuti dalla D’Urso, al pomeriggio, forse con minori riferimenti intellettuali, ma di certo espressi in un italiano più vero. Continua a leggere

I difetti fondamentali

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Ho letto quattro racconti, l’ultimo a salti, il terzo anche. Non credo che ne leggerò altri, nonostante le mirabolanti promesse che campeggiano in copertina. L’arte del racconto al suo meglio. E vabbe’, lo so che non è colpa dell’autore, non decide lui cosa mettere in copertina, ma però a me mi danno una brutta sensazione lo stesso queste frasi. L’arte del racconto al suo meglio, insomma, e credo di averlo già detto, ma paroledel genere mi fanno pensare al mese di luglio, quando il Cagliari presenta Pablo Fernando Dettori Ibañez, detto Niño El Maciniño, introdotto dagli addetti ai lavori come il prototipo del calciatore moderno, una via di mezzo tra Beckenbauer, Figo e Beppe Baresi. Tempo tre mesi e il suddetto Niño viene mandato in prestito ai Leones de Sant’Agata – deve farsi le ossa, si dice –  e nessuno lo vedrà mai più. Continua a leggere

Tortelli & Porcelli

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All’inizio sembrava meglio, poi pian pianino peggiora, fino a diventare noioso. Peccato. Mi ha ricordato quando ero giovane e con un mio amico scrivevamo un romanzo. Anzi, IL ROMANZO per eccellenza. Ci mettevamo al computer e raccontavamo le storie che ci facevano ridere, unendole con un filo comune* . Siccome la mentalità era quella del cretino delle medie (ma avevamo vent’anni**) c’erano soprattutto sesso e prese in giro. Ci stava antipatico qualcuno? Detto fatto, in un attimo si ritrovava protagonista di un gustoso aneddotto letterario. C’era una ragazzina che solleticava i nostri peggiori istinti? E chi eravamo, noi, per negarle una parte nel magico mondo delle lettere? Continua a leggere

Works

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Insomma, io non so cosa dire. Sono un vecchio borbottone, per cui non capisco bene questo genere che va di moda oggi – addirittura autofiction, ho letto da qualche parte, che poi sarebbe la versione in inglese letterario e maccheronico dell’amico che conta balle – e che annovera tra i migliori esponenti l’Albinati e il Trevisan. Sono più o meno romanzi come gli altri, ma basati su una storia vera, come le fiction di Canale 5. Works è la storia della vita lavorativa del Trevisan, prima che il Trevisan diventasse scrittore. Continua a leggere

I migliori di noi

Volevo leggere questo libro per fare una bella stroncatura. Non lo leggo, però, e lo stronco lo stesso. Sulla fiducia

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Se volete un consiglio, non leggetelo nemmeno voi. Impiegate meglio il vostro tempo, ad esempio sfogliando una vecchia edizione del calendario di Luca Sardella e Janira Majello.